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mercoledì 14 aprile 2010

I nemici invisibili della Chiesa


Nella polemica che riguarda lo scandalo della pedofilia nella chiesa Cattolica e che vede come suo massimo ed ultimo imputato il Papa Benedetto XVI, ciò che richiama l’attenzione non è tanto il putiferio scomposto e farneticante di chi richiama il Papa a rispondere davanti al Tribunale dell’Aja (1) da parte di alcuni scienziati inglesi per crimini di lesa umanità, ma piuttosto il silenzio da parte dell’ala progressista cattolica e dei politici italiani. In questi giorni delicati, gli unici che hanno avuto il coraggio di parlare sono stati dei cardinali vicini al Papa. Il resto è stato uno sconsolante silenzio o peggio ancora una sottile vena giustizialista di alcuni politici italiani ed esteri (2)

Il silenzio della politica è puramente strumentale: nel momento dell’attacco le iene sanno riconoscere bene la strada della ritirata. Una volta terminate le moine per attrarre i voti dell’elettorato cattolico, sanno perfettamente il pericolo odierno di prendere le parti della Chiesa o di mostrarsi solidali nel momento delle accuse. Eppure all’inizio della campagna mediatica diffamatoria qualcuno aveva osato fare qualche dichiarazione al rispetto, per poi però autocensurarsi in uno squallido mutismo quando lo scontro si è fatto realmente duro. Da una parte è comprensibile, le esigenze della politica non sono quelle della Chiesa. L’errore strategico è precedente, quando la Chiesa ha riposto troppa fiducia nelle istituzioni, cosiddette democratiche e nei politici che in realtà rispondono ad un solo padrone e ad un solo tornaconto: mantenersi il più possibile al potere, alla stessa stregua dei burocrati statali.

Il silenzio dei cattolici progressisti è invece di doppia ambiguità. Da un lato sono disorientati, perché vedono i frutti perversi delle loro scelte e delle loro posture: la liberazione sessuale che spesso e sovente hanno appoggiato, è alla base dei casi di pedofilia che sono stati commentati in questi giorni. Doveva essere la liberazione sessuale di tutti, bambini, adulti, disabili e perché no anche i preti. Oggi si ritrovano ad avere al fianco della propria battaglia modernista i nemici di sempre del cattolicesimo che non sono proprio dei compagni di viaggio affidabili. L’ala sinistra del cattolicesimo si ritrova cosi in una posizione assai scomoda, a commentare una situazione che in qualche modo ha favorito con le loro esternazioni e improvvisamente è attanagliata da un senso di colpa inaspettato.

Allo stesso tempo, si può notare come certi catto-progressisti più masochisti, sembrino covare una certa compiacenza nel vedere l’autorità morale della Chiesa Cattolica e il suo capo venir messa in discussione. Non si rendono conto che cosi facendo danneggiano sé stessi, la propria fede e la Chiesa intera. Oggi la Chiesa, lo ripeterò fino a stancarmi, è l’unica forza spirituale ed intellettuale che può contrapporsi alla cultura della morte, che ha nella sua esperienza bimillenaria, gli anticorpi per rispondere colpo su colpo alla distruzione della vita e dell’uomo, al nichilismo (3), all’edonismo, alla mercificazione e prostituzione del corpo e dell’anima e alla degenerazione delle coscienze e della morale.

Sull’onda di tali polemiche si sente spesso che il problema della pedofilia sia legato al celibato dei sacerdoti. Un tema caro ai progressisti che vorrebbero protestantizzare la chiesa Cattolica e fare di essa una serie di pastori sposati e con figli, ridimensionando la missione “totale” del sacerdote. Credo che quello che si fraintende sia lo stesso senso del celibato: una chiamata alla santità che non ha bisogno della liberazione degli psicologi e dei rivoluzionari sessattottini. Le parole di Mons.Bertone, quando dice che l’omosessualità possiede un vincolo con la pedoflia suonano a scandalo alle orecchie di molte persone. Però quante persone non lo dicono per paura di sembrare anti-moderni, antiquati, non al passo con i tempi? Quanti fedeli, anche in buona fede, sostengono che l’omosessualità sia compatibile con il sacerdozio? E in quanti seminari si è passato sopra le tendenze perverse di alcuni aspiranti sacerdoti? Quello che ha detto Bertone è la cannonata sopra il politicamente corretto: chiamando le cose con il loro nome ha provocato il delirio sdegnoso di chi da anni cerca di minare le basi della morale cristiana. Alla fine Bertone è stato trattato da povero pazzo dai media, come è giusto che sia nella dittatura del pensiero unico.

Bisogna rendersi conto della portata dell’attacco in corso: la posta in gioco è altissima, vitale, è forse lo scontro più importante per la Chiesa degli ultimi tempi. Si sta addossando alla Chiesa intera la macchia infamante della pedofilia per poter delegittimare la posizione cristiana sulla vita, sul matrimonio e sulla verità. Per uno 0,03 % di casi di preti pedofili (certamente condannabili e penosi), come testimoniato da un rapporto statunitense del 2008 (4), si stanno minando le basi della dottrina cristiana, addirittura minacciando il Papa di estradizione. E’ ora che la Chiesa lasci da parte la santa prudenza ecclesiale e restituisca al mittente le accuse infamanti, e dichiari fermamente e serenamente chi c`è dietro questi attacchi, senza smentire un secondo dopo (5).

Ricordiamoci che il Buon Pastore non scappa quando arrivano i lupi, e che proprio in quel momento che difende il suo gregge con ancora più misericordia ed amore, se possibile.

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1) E’ lo stesso posto dove Slobodan Milosevic, il vecchio Presidente serbo, morì misteriosamente nella cella del Tribunale Internazionale nel 2006, senza che sul suo corpo fosse disposta l’autopsia per accertarne fino in fondo le cause della morte.

2) Mentre scrivo vengo a conoscenza delle dichiarazioni del ministro Calderoli: “Attaccano il Papa per arrivare a sue dimissioni. E' un attacco legato alla massoneria e a correnti interne alla Chiesa. Dietro tutte queste polemiche non ci sia il fenomeno della pedofilia ma un attacco nei confronti della Chiesa e di una parte di essa che e' rappresentata dal Papa. Qualcuno cerca di tirar fuori scheletri dagli armadi”. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/04/11/visualizza_new.html_1761566006.html

3) Alcune persone mi hanno detto che non sanno il significato della parola “nichilismo”: in generale è un pensiero che fonda il nulla come elemento costitutivo del mondo, e quindi lo eleva a realtà ultima e finale. Si può leggere per approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Nichilismo

4) http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/04/05/visualizza_new.html_1759773769.html

5) Anche il Monsignor Babini, Vescovo Emerito di Grosseto ha ritrattato le sue parole, nonostante la diffida (http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/4011-pontifex-dice-basta-e-qdiffidaq-mons-babini-e-don-bianchi) presentatagli dal sito Pontifex che le aveva riportate. Aveva affermato: “la pedofilia é una cosa orrenda e basterebbe un solo caso per far gridare allo scandalo, ma mi consta che anche in altre confessioni ve ne siano e in proporzione maggiore a quella della Chiesa cattolica". Ma chi orchestra questa manovra?: "I nemici di sempre dei cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei e l'intreccio tra di loro a volte é poco facile da capire. Ritengo che sia maggiormente un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza, loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi”.

lunedì 29 marzo 2010

L'attacco alla Chiesa e a Pietro


E’ un tempo difficile per la Chiesa e per il suo Papa. E’ nel destino della Chiesa e del suo Pietro ripercorrere le tappe del suo divino fondatore, il che include naturalmente la Croce e la Passione. Non è un caso che tutto questo scandalo mediatico, abilmente orchestrato, succeda nel tempo liturgico piú importante per i cristiani, il tempo della Pasqua. E ciò dovrebbe far riflettere ancor di più sul destino e sul futuro della Chiesa. Di attacchi ed oltraggi al Papa la storia ne è piena, dallo schiaffo di Anagni al papa prigioniero a Castel Gandolfo. Però questo è diverso, anche se era più che prevedibile fin dai primi giorni dell’uscita dello scandalo, quando ancora le accuse giravano intorno al fratello sacerdote del Papa, Georg, quando si giocava sottilmente sul termine “abusi” nel coro di Ratisbona, insinuando che oltre agli schiaffi volava anche qualche carezza di troppo. Poi l’attenzione si è spostata direttamente sul destinatario di questo gran polverone: colui che è inattaccabile sul piano del pensiero e della dottrina, un filosofo e teologo ben più arguto e profondo dei vari pensatori moderni, poteva essere attaccato solo sul piano personale, attraverso le insinuazioni infamanti e sbattute in prima pagina. Da qui il riesumarsi di uno scandalo vecchio quasi 50 anni, che utilizzando gli abusi pedofili di un prete tedesco, sta cercando di infangare tutta la Chiesa. L’obiettivo è chiaro: arrivare all’equazione sacerdote-pedofilo e delegittimare l’autorità del Papa, reo di aver taciuto e insabbiato vari casi. Dalla sua esperienza e sapienza bimillenaria, la Chiesa sa che al suo interno convivono santi e traditori del Vangelo. Essa è abituata al tradimento dei suoi uomini, anche tra quelli più importanti e fondamentali. Primizia in questo caso è il tradimento di Giuda, scelto da Gesù per essere tra i dodici apostoli, che vendette il Signore per 30 miseri denari. Ma anche lui era un prescelto, come gli altri 11 che poi hanno dato frutto, che morirono quasi tutti martiri e sono stati vivi testimoni del messaggio di Gesù. E poichè la Chiesa vive nelle sue membra la vita del suo Pastore, ancora oggi al suo interno c’è sempre un Giuda pronto a tradire la sua chiamata. Per questo gli scandali che succedono come disse Gesù, non devono sorprenderci e che sempre ci saranno, però aggiunse fermamente “guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!”, ricorda il Vangelo. La risposta del Papa è stata cristiana in modo esemplare: “Durezza con il peccato e misericordia con il peccatore”. I giacobini nostrani e quelli di oltremare, sempre pronti con le forche in mano a chiedere giustizia sommaria e addirittura dimissioni, come se il Papa fosse un funzionario delle poste, sono rimasti delusi e ancora più contrariati da tale risposta, continuano il loro attacco. A queste persone, figlie del ’68 e della libertà sessuale per tutti, bambini, anziani, animali, pervertiti fin dalla prima ora, non importa nulla di sradicare la pedofilia. Il loro è anelo di sangue, da cani idrofobi lanciano i loro documenti che non dimostrano nulla, se non la solita evangelica risposta della Chiesa. Di fronte allo scandalo, durezza per il peccato e misericordia per il peccatore: questo ai giacobini giustizieri non va giù. Nessun commento sul fatto che la totalità dei preti incriminati fosse anche omosessuale: il politicamente corretto non fa rima con la veritá delle cose. Nessuna parola sugli scandali sessuali dei rabbini newyorkesi; il cane non morde l’altro cane.

Che questo Papa non è simpatico è chiaro a tutti. Cerca di guidare la Chiesa alla luce della Tradizione e non solo del Concilio Vaticano II come vorrebbero molti dentro e fuori dalla Chiesa; è un pensatore lucido, è figlio della vera cattolicità tedesca. Inoltre non è mediatico, non fa ridere, la sua seriosità urta la sensibilità nichilista del divertimento e del piacere. C’è ancora una voce nel mondo che grida nel deserto, e questo è imperdonabile. Addirittura si è permesso di mediare con la Fraternità di Pio IX (antisemiti, ultra-tradizionalisti, gridano i soliti “pecoroni invigliacchiti”, per dirla come Don Bastiano del “Marchese del Grillo”), e di accogliere 50 sacerdoti anglicani nella Chiesa di Roma. E’ un Papa imperdonabile perché ancora lotta con il relativismo dominante, con l'assolutizzazione del piacere, con lo stile di vita di una società che è palesemente contro l’uomo e i suoi bisogni più profondi. Lo si è attaccato questo Papa, come ha detto giustamente Marcello Veneziani, con gli ultimi due tabú in vigore: il nazismo e la pedofilia. E i media ben proni rimangono tutti dietro a cavalcare l’onda giustizialista, ora contro il sacerdote pedofilo, ora contro la Chiesa come istituzione, ora contro il Papa. Senza capire che oggi l’unica barriera al pensiero edonista e nichilista è proprio in quella Chiesa che contestano, che con affanno la screditano con vani moralismi, chiudendo gli occhi di fronte alle tante magagne dei loro compagni liberal.

Dopo tanto pudore ed indignazione ci sarebbe da aspettarsi un giro di vite sulla pedofilia nei più svariati ambienti: nelle scuole, nel turismo sessuale, nell’esercito, negli uomini di governo. Però è scontato che questo non succederà: il loro scopo non è nobile, essi non vogliono combattere la pedofilia. Vogliono solo infangare, seminare odio e discredito. E la Chiesa può aver sbagliato per mano di uomini traditori e vigliacchi, di nuovi Giuda della storia, e mi sembra che non c’è timore ad ammetterlo, come dimostra la lettera del Papa ai cattolici irlandesi, ma non può cedere di fronte alla furia giacobina.
Da che parte viene questo attacco si scoprirà poco a poco: questo Papa è troppo scomodo per i liberal, troppo tradizionalista per molti cristiani, troppo ben preparato per i protestanti e troppo cattolico per gli ebrei. Il New York Times, mente dello scandalo, risponde ai poteri forti dei media, quelli giudeo-massonici che sono i più grandi nemici della Chiesa, che tanto ben si sposano con quel latente anticattolicesimo della sinistra liberal americana (qualcuno diceva che l'anticattolicesimo è l'antisemitismo dei democratici-liberal americani).

Per i poveri cristiani in preda al dubbio, e ai cattolici disorientati da questo scandalo, è utile la storia di San Francesco di Sales. Appena in seguito alla Riforma di Lutero, scaturita dallo sdegno provocato nel monaco agostiniano dalla dissoluzione dei costumi nella Chiesa di Roma (basti ricordare che il Papa aveva nove figli da sei concubine: anche qui vale notare che nonostante il peccato degli uomini, non è stato cambiato uno iota nel Magistero e nella Tradizione della Chiesa), il santo francese si diresse nei territori della riforma protestante predicando il vangelo e rischiando la propria vita. Quando gli domandarono cosa pensasse degli scandali dei suoi colleghi sacerdoti, spesso adulteri e viziosi, lui rispose:

“Coloro che commettono questo tipo di scandali sono colpevoli dell’equivalente spirituale di un assassinato, distruggendo la fede in Dio delle altre persone con il suo pessimo esempio – e poi aggiunse – però io sono qui tra di voi per evitarvi un male ancora peggiore. Mentre coloro che causano uno scandalo sono colpevoli di assassinato spirituale, coloro che accolgono lo scandalo, che permettono che gli scandali distruggano la propria fede, sono colpevoli di suicidio spirituale”.

Per ogni Giuda, ci sono 11 apostoli pronti a morire per la verità e per la fede. Agli amici che mi chiedono consiglio in questo tempo di tempesta, gli dico una cosa che mi sembra semplice ed evidente. La battaglia è appena iniziata e siamo ancora in un tempo di relativa pace. L’odio verso la Chiesa e i cristiani richiederà una fede certa e profonda. In tempo di pace i soldati affilano le armi e le baionette, cosi anche noi rafforziamo il nostro spirito nella fede e nella carità. Come ha detto il Papa nell’Angelus: “Da Dio viene la forza per non farci intimidire contro il chiacchiericcio delle opinioni dominanti”. Credo che dobbiamo chiedere una forza ben più grande, di quella necessaria per non farsi intimidire dal semplice chiacchiericcio. Questa gente non si fermerà con alcuni titoli di giornali né con inchieste all'ultimo scandalo: la posta in gioco è molto alta, richiederà probabilmente il tempo di nuovi martiri.

lunedì 18 gennaio 2010

Il Santo Padre e la Sinagoga


E’ come un pugno nello stomaco leggere della visita del Papa alla Sinagoga di Roma la scorsa domenica. Quegli applausi convinti che interrompevano le parole del Papa durante il suo discorso e la folla di gente nel ghetto che gridava “Viva il Papa”, cosi come i titoli entusiasti dei giornali, invece di tranquillizarmi mi generano una forte preoccupazione. Il Santo Padre, vicario di Cristo, che riceve applausi e consensi nella Sinagoga è per molti una vittoria dell’ecumenismo, del nuovo corso della Chiesa nella relazione con gli ebrei, è sinonimo di pace e cordialitá religiosa; per me, povero cattolico senza titoli ne onori, è fonte di sgomento. Mi sembra che improvvisamente la Chiesa sia di moda, amata addirittura dagli ebrei: improvvisamente le gravi parole del Figlio di Dio verso gli scribi, le invettive contro i farisei, le discussioni sopra la mentalitá mosaica e pre-talmudica sono del tutto scolorite, alliviate dal peso della potenza evangelica, liberate dai rimproveri e dalle maledizioni che sono sulla bocca di Gesù.

Gesù non è più pietra di inciampo, scartata dai costruttori: ho paura che sia diventato un accessorio da tirare fuori quando fa comodo e nessuno ci ascolta. Per non parlare di San Paolo, che forse oggi sarebbe accusato non solo di antigiudaismo, ma sarebbe additato senza pietá tra gli antisemiti dall’Anti Defamation League.

Il nostro Santo Padre è andato in Sinagoga e ha dovuto ricevere lezioni prima da Riccardo Pacifici (1), lo stesso che benediva allegramente il massacro di Gaza come legittima difesa, che si rivolgeva cosi a Benedetto XVI:

“Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah, duole ancora come un atto mancato. Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso, un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana, per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz (...) In attesa di un giudizio condiviso - auspichiamo, con il massimo rispetto, che gli storici abbiano accesso agli archivi del Vaticano che riguardano quel periodo e tutte le vicende successive al crollo della Germania nazista”.

Prima lezione: Pio XII non puó essere santo, ha taciuto e quindi è dentro la “colpa collettiva”. Che sia un falso storico evidente non interessa al Pacifici, avido di bacchettare e dare ordini. (vedi l’articolo: “Eugenio Zolli, Pio XII e la colpa collettiva”).

Seconda lezione o meglio diktat è l’intimidazione ad aprire gli archivi del Vaticano. Particolare interessante è quello che fa riferimento alle “vicende successive al crollo” del nazismo. Sembra che Papa Pio XII si sia adoperato per evitare vendette o ritorsioni contro i nazisti o presunti tali nella Germania post-nazista. Imperdonabile.

E poi ha parlato il rabbino capo di Roma di Segni. Ha parlato dell’oppressione duratura dello Stato Pontificio contro la comunitá ebrea e poi ha detto che se si mette in discussione il Concilio Vaticano II non c’è possibilità di dialogo. (2)

Grazie per il chiarimento di Segni, finalmente abbiamo la terza e la quarta lezione. I Papi hanno sempre vessato gli ebrei (per questo 15.000 di loro hanno scelto di vivere a Roma) e sappiamo che il Concilio Vaticano II non si può toccare. Al prossimo sinodo o concilio sará invitato per ricordarcelo.

Mi chiedo serviva questa visita? C’era bisogno di ricordare pedissequamente che Gesù era ebreo, che condividiamo lo stesso Dio, che loro sono i “fratelli maggiori”, i prediletti dal Padre?

Sarà che nel cuore risuonano le parole di Gesù, quelle di San Paolo. Quella caritá cristiana che faceva esclamare a Paolo di Tarso, ebreo ortodosso e zelante, che aveva incontrato a Gesù:

“Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.” (Romani 9,3).

Paolo aveva chiaro che si è figli di Dio non per la carne ma per l'adesione alla promessa di Dio, che non è una questione di razza ma di fede. E quell’ Israele, depositario della promessa e della fede, oggi è la Chiesa. Fino a prova contraria.

Se per dialogare con i nostri “fratelli maggiori” dobbiamo mettere da parte il Magistero dei Padri della Chiesa e il Nuovo Testamento, mi domando a che pro lo si deve fare. Mi chiedo perchè c’è bisogno che il Santo Padre vada nella Sinagoga a prendere lezioni e sermoni di buona condotta, debba ascoltare le calunnie senza ritegno sul suo predecessore al soglio di Pietro, intimidazioni su chi fare o no santo da coloro che benedicono Israele come il nuovo Messia e disconoscono e disprezzano Cristo.

Mi chiedo: ma qualcuno cade ancora sulla pietra d’inciampo o è stata tolta perchè non intonava con il paesaggio?

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1)Clamorosa la sua gaffe quando annunció l’invio a Gaza di medicinali per bambini e poi fu sbugiardato da una mail resa pubblica in cui affermava: “Posso garantirvi che la scelta tutta mediatica (sic) di far arrivare medicinali ai bambini palestinesi ed israeliani era ed è solo utilizzata per quando da lunedì comincerà la nostra battaglia sui media a sostegno di Israele". La notizia fu resa pubblica dal Manifesto nel Gennaio 2009. http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/Pacifici-e-la-falsa-solidarieta

2)http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Papa/defiende/Pio/XII/sinagoga/Roma/elpepusoc/20100117elpepusoc_1/Tes

lunedì 30 novembre 2009

Galileo e la tirannia della scienza


Appena pochi mesi fa al Papa Benedetto XVI era negata la possibilità di rispondere all’invito del Rettore della Sapienza per tenere una lectio magistralis nel giorno dell’ inaugurazione della più importante università pubblica italiana (1). Il motivo, che scatenò ampie polemiche tra studenti e professori, fu la citazione del Papa di una frase del filosofo anarchico Feyerabend che recitava: “La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione”. I 67 scienziati dell’Università firmatari della petizione contro la visita del Papa, ottenendo alla fine ciò che speravano, scordavano però di ricordare anche la precisazione saggia del Papa, nel discorso pronunciato 17 anni prima: “La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande”. C’è il forte sospetto che questi autorevoli scienziati abbiano usato la pagina di Wikipedia relativa a Galileo Galilei senza però andare a leggere il discorso e quindi il contesto in cui questa frase fu scritta, dimostrando poca padronanza del cosiddetto “metodo scientifico”.

Come spesso accade, la leggenda nera della Chiesa Cattolica si forma in tre ambiti culturali diversi in un continuum storico: il protestantesimo, l’illuminismo e il marxismo. La gran parte della leggenda nera sopra la Chiesa Cattolica nasce in questi ambienti, apparentemente separati, ma uniti dallo stesso odio sistematico e dogmatico contro il cattolicesimo e Roma. Come se non bastasse poi la massoneria ha usato la sua influenza e la sua rete per completare il lavoro e renderlo pubblico alle masse. Per questo motivo oggi ci troviamo di fronte a “opinioni” storiche, del tutto illegittime, che non trovano riscontro tra gli studiosi e gli storici seri, ma che rimangono agganciate nello strato popolare, attraverso l’educazione (meglio “diseducazione”) scolastica e i mass-media: attraverso questi due canali il sapere dozzinale e grossolano, infarcito di falsità e luoghi comuni, impregna la società, incurante delle prove messe a disposizione dalla revisione storica, e ben felice di cullarsi nella tranquillità della sua libertà delle opinioni preconfezionate.
Questo succede con la colonizzazione delle Americhe, l’oscurantismo medievale, l’Inquisizione, i casi di Galilei e G.Bruno, il rapporto tra cattolicesimo e nazismo, Pio XII e tante altre mistificazioni.

La storia di Galileo è tra queste, con la conseguente esaltazione a paladino della libertà della scienza dello scienziato toscano in contrapposizione all’oscurantismo ottuso e retrogrado della Chiesa. E’ paradossale che lo stesso scienziato toscano credesse che la teoria geocentrica spiegasse meglio l’episodio della Bibbia in cui Giosuè fermò il sole, e per questo bisognasse ritenerla più “scientifica” di quella eliocentica.

I sogni del modernismo e del progresso oggi godono di immunità morale e addirittura storica, e si pongono al di fuori di ogni dibattito che cerchi di ricondurli al proprio originario luogo: la scienza è un prodotto dell’uomo al servizio dell’uomo. Come dice il Papa, bisogna che questa facoltà, la Ragione torni ad essere circoscritta in una razionalità più grande di cui è partecipe. Ma nell’era del positivismo e della dittatura della tecnologia non c’è spazio per una revisione storica matura. Per questo risulta incongruente elevare a paladino della scienza un personaggio il quale, dagli atti processuali del Tribunale della Santa Inquisizione, riuscì a proporre come unica prova scientifica della teoria geocentrica il movimento delle maree: a precisa richiesta, seppe dare come unica spiegazione del movimento terrestre che il nostro pianeta si muoveva cosi vertiginosamente da suscitava le maree. E a poco valsero gli sforzi dei gesuiti della Specola Vaticana che sostenevano che erano opera della luna. Lo scienziato toscano voleva che egli fosse creduto sulla parola, senza portare prove tangibili della sua teoria, se non quella delle maree. L’errore di Galileo fu quello di voler presentare la teoria copernicana come una verità assoluta, dogmatica senza però portare prove a sostegno di questa, se non le maree e Giosuè. Un po’ poco per il padre della scienza. Infatti la prova intangibile della rotazione terrestre arriverà solo nel 1851, grazie al pendolo di Foucalt, più di due secoli dopo.

In sede processuale non venne mai usato come pretesto il fatto che Galileo vivesse more uxorio e con due figlie illegittime che fece entrare in monastero né il suo sbaglio del 1618, quando affermò che le comete che si vedevano nel cielo erano solo una illusione ottica. Sarebbe stato troppo facile e la sua vita privata venne lasciata fuori dal contesto processuale che venne definito “giusto e razionale”, con diritto alla difesa (peraltro inconcludente e imprecisa), al contraddittorio, e ad una pena mite e serenamente accettata (il famoso “eppur si muove” è invenzione di un giornalista, Giuseppe Baretti nel 1757).

Il luogo comune che si temesse un riadattamento delle Scritture al nuovo contesto geocentrico non era un problema per la Chiesa cosi come lo spiega il Cardinal Bellarmino, che non trovava nessun problema ad una interpretazione metaforica dei passi biblici che sembravano favorire l’eliocentrismo, pero questo si, supportati da prove scientifiche. Questo sarebbe stato un problema soprattutto di matrice protestante dove l’interpretazione letterale della Bibbia era obbligatoria: Lutero affermava che chiunque ritenesse che la Terra avesse più di 6000 anni sarebbe rimasto fuori dal cristianesimo, mentre Calvino perseguitava a Ginevra gli scienziati e i concubini. All’interno della Chiesa Cattolica la teoria copernicana godeva di estimatori tra gli stessi gesuiti del Collegio Romano e Copernico, il suo inventore, era un chierico. Il nostro Galileo trascorse la sua “prigionia” a Roma in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani e cameriere personale. Nessuna ombra di tortura, maltratto o di alcuna violenza. Dopodiché dopo la sentenza alloggiò nella Villa dei Medici al Pincio e dopo l’ “abiura” nel palazzo dell’arcivescovo a Siena, conservando intatte la stima e le amicizie nella Curia.

Sembra addirittura che dopo la sentenza del tribunale che gli chiedeva di ritrattare la sua posizione, egli ringraziasse i cardinali per la pietà, sapendo che con i suoi comportamenti arroganti e privi di fondamento scientifico aveva indisposto il Tribunale. Tribunale che come afferma lo storico Bené agiva in piena legittimità, anche sul piano scientifico: "Un po' come il rifiuto di un articolo inesatto e senza prove da parte della direzione di una moderna rivista scientifica" (2).
Galileo in qualche modo stava inaugurando la dittatura della scienza che uscendo dall’ambito che le corrisponde, detta legge con le sue teorie, che cercheremo di toccare in questa sede al più presto. Se la scienza fa delle sue teorie una nuova religione e chi non si adegua a queste è “appena degno di essere chiamato uomo” (3), stiamo inaugurando quello che chiamo “pensiero unico dominante”.

Come dice Feyerabend:

“Galileo non rivendicava solo la libertà di pubblicare i suoi risultati, voleva imporli agli altri. Sotto questo aspetto era altrettanto dogmatico e totalitario di molti moderni profeti della scienza - e anche altrettanto disinformato. Dava semplicemente per scontato che i metodi particolari e molto limitati usati dagli astronomi costituissero il modo corretto di avere accesso alla Verità e alla Realtà”. (4)

Chi non si adegua è deriso, umiliato, scartato. Questo nelle scienze, nella storia, nella morale. Chi non s’adegua al pensiero tirannico non è degno della comunità delle persone rispettabili e “liberate”. Ho perso la speranza di rientrare in quel numero.

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1)http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_14/scienziati_contro_papa_5a5df65a-c297-11dc-ab8f-0003ba99c667.shtml

2)Vittorio Messori, in http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/articolo.php?id=344

3) Sono parole proferite da Galileo verso chi non credeva alla teoria geocentrica, in Vittorio Messori, “Leyendas negras de la Iglesia”, Planeta Testimonio, 13ma edizione, pag. 132

4)http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/articolo.php?id=3399