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mercoledì 14 aprile 2010

I nemici invisibili della Chiesa


Nella polemica che riguarda lo scandalo della pedofilia nella chiesa Cattolica e che vede come suo massimo ed ultimo imputato il Papa Benedetto XVI, ciò che richiama l’attenzione non è tanto il putiferio scomposto e farneticante di chi richiama il Papa a rispondere davanti al Tribunale dell’Aja (1) da parte di alcuni scienziati inglesi per crimini di lesa umanità, ma piuttosto il silenzio da parte dell’ala progressista cattolica e dei politici italiani. In questi giorni delicati, gli unici che hanno avuto il coraggio di parlare sono stati dei cardinali vicini al Papa. Il resto è stato uno sconsolante silenzio o peggio ancora una sottile vena giustizialista di alcuni politici italiani ed esteri (2)

Il silenzio della politica è puramente strumentale: nel momento dell’attacco le iene sanno riconoscere bene la strada della ritirata. Una volta terminate le moine per attrarre i voti dell’elettorato cattolico, sanno perfettamente il pericolo odierno di prendere le parti della Chiesa o di mostrarsi solidali nel momento delle accuse. Eppure all’inizio della campagna mediatica diffamatoria qualcuno aveva osato fare qualche dichiarazione al rispetto, per poi però autocensurarsi in uno squallido mutismo quando lo scontro si è fatto realmente duro. Da una parte è comprensibile, le esigenze della politica non sono quelle della Chiesa. L’errore strategico è precedente, quando la Chiesa ha riposto troppa fiducia nelle istituzioni, cosiddette democratiche e nei politici che in realtà rispondono ad un solo padrone e ad un solo tornaconto: mantenersi il più possibile al potere, alla stessa stregua dei burocrati statali.

Il silenzio dei cattolici progressisti è invece di doppia ambiguità. Da un lato sono disorientati, perché vedono i frutti perversi delle loro scelte e delle loro posture: la liberazione sessuale che spesso e sovente hanno appoggiato, è alla base dei casi di pedofilia che sono stati commentati in questi giorni. Doveva essere la liberazione sessuale di tutti, bambini, adulti, disabili e perché no anche i preti. Oggi si ritrovano ad avere al fianco della propria battaglia modernista i nemici di sempre del cattolicesimo che non sono proprio dei compagni di viaggio affidabili. L’ala sinistra del cattolicesimo si ritrova cosi in una posizione assai scomoda, a commentare una situazione che in qualche modo ha favorito con le loro esternazioni e improvvisamente è attanagliata da un senso di colpa inaspettato.

Allo stesso tempo, si può notare come certi catto-progressisti più masochisti, sembrino covare una certa compiacenza nel vedere l’autorità morale della Chiesa Cattolica e il suo capo venir messa in discussione. Non si rendono conto che cosi facendo danneggiano sé stessi, la propria fede e la Chiesa intera. Oggi la Chiesa, lo ripeterò fino a stancarmi, è l’unica forza spirituale ed intellettuale che può contrapporsi alla cultura della morte, che ha nella sua esperienza bimillenaria, gli anticorpi per rispondere colpo su colpo alla distruzione della vita e dell’uomo, al nichilismo (3), all’edonismo, alla mercificazione e prostituzione del corpo e dell’anima e alla degenerazione delle coscienze e della morale.

Sull’onda di tali polemiche si sente spesso che il problema della pedofilia sia legato al celibato dei sacerdoti. Un tema caro ai progressisti che vorrebbero protestantizzare la chiesa Cattolica e fare di essa una serie di pastori sposati e con figli, ridimensionando la missione “totale” del sacerdote. Credo che quello che si fraintende sia lo stesso senso del celibato: una chiamata alla santità che non ha bisogno della liberazione degli psicologi e dei rivoluzionari sessattottini. Le parole di Mons.Bertone, quando dice che l’omosessualità possiede un vincolo con la pedoflia suonano a scandalo alle orecchie di molte persone. Però quante persone non lo dicono per paura di sembrare anti-moderni, antiquati, non al passo con i tempi? Quanti fedeli, anche in buona fede, sostengono che l’omosessualità sia compatibile con il sacerdozio? E in quanti seminari si è passato sopra le tendenze perverse di alcuni aspiranti sacerdoti? Quello che ha detto Bertone è la cannonata sopra il politicamente corretto: chiamando le cose con il loro nome ha provocato il delirio sdegnoso di chi da anni cerca di minare le basi della morale cristiana. Alla fine Bertone è stato trattato da povero pazzo dai media, come è giusto che sia nella dittatura del pensiero unico.

Bisogna rendersi conto della portata dell’attacco in corso: la posta in gioco è altissima, vitale, è forse lo scontro più importante per la Chiesa degli ultimi tempi. Si sta addossando alla Chiesa intera la macchia infamante della pedofilia per poter delegittimare la posizione cristiana sulla vita, sul matrimonio e sulla verità. Per uno 0,03 % di casi di preti pedofili (certamente condannabili e penosi), come testimoniato da un rapporto statunitense del 2008 (4), si stanno minando le basi della dottrina cristiana, addirittura minacciando il Papa di estradizione. E’ ora che la Chiesa lasci da parte la santa prudenza ecclesiale e restituisca al mittente le accuse infamanti, e dichiari fermamente e serenamente chi c`è dietro questi attacchi, senza smentire un secondo dopo (5).

Ricordiamoci che il Buon Pastore non scappa quando arrivano i lupi, e che proprio in quel momento che difende il suo gregge con ancora più misericordia ed amore, se possibile.

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1) E’ lo stesso posto dove Slobodan Milosevic, il vecchio Presidente serbo, morì misteriosamente nella cella del Tribunale Internazionale nel 2006, senza che sul suo corpo fosse disposta l’autopsia per accertarne fino in fondo le cause della morte.

2) Mentre scrivo vengo a conoscenza delle dichiarazioni del ministro Calderoli: “Attaccano il Papa per arrivare a sue dimissioni. E' un attacco legato alla massoneria e a correnti interne alla Chiesa. Dietro tutte queste polemiche non ci sia il fenomeno della pedofilia ma un attacco nei confronti della Chiesa e di una parte di essa che e' rappresentata dal Papa. Qualcuno cerca di tirar fuori scheletri dagli armadi”. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/04/11/visualizza_new.html_1761566006.html

3) Alcune persone mi hanno detto che non sanno il significato della parola “nichilismo”: in generale è un pensiero che fonda il nulla come elemento costitutivo del mondo, e quindi lo eleva a realtà ultima e finale. Si può leggere per approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Nichilismo

4) http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/04/05/visualizza_new.html_1759773769.html

5) Anche il Monsignor Babini, Vescovo Emerito di Grosseto ha ritrattato le sue parole, nonostante la diffida (http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/4011-pontifex-dice-basta-e-qdiffidaq-mons-babini-e-don-bianchi) presentatagli dal sito Pontifex che le aveva riportate. Aveva affermato: “la pedofilia é una cosa orrenda e basterebbe un solo caso per far gridare allo scandalo, ma mi consta che anche in altre confessioni ve ne siano e in proporzione maggiore a quella della Chiesa cattolica". Ma chi orchestra questa manovra?: "I nemici di sempre dei cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei e l'intreccio tra di loro a volte é poco facile da capire. Ritengo che sia maggiormente un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza, loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi”.

lunedì 18 gennaio 2010

Il Santo Padre e la Sinagoga


E’ come un pugno nello stomaco leggere della visita del Papa alla Sinagoga di Roma la scorsa domenica. Quegli applausi convinti che interrompevano le parole del Papa durante il suo discorso e la folla di gente nel ghetto che gridava “Viva il Papa”, cosi come i titoli entusiasti dei giornali, invece di tranquillizarmi mi generano una forte preoccupazione. Il Santo Padre, vicario di Cristo, che riceve applausi e consensi nella Sinagoga è per molti una vittoria dell’ecumenismo, del nuovo corso della Chiesa nella relazione con gli ebrei, è sinonimo di pace e cordialitá religiosa; per me, povero cattolico senza titoli ne onori, è fonte di sgomento. Mi sembra che improvvisamente la Chiesa sia di moda, amata addirittura dagli ebrei: improvvisamente le gravi parole del Figlio di Dio verso gli scribi, le invettive contro i farisei, le discussioni sopra la mentalitá mosaica e pre-talmudica sono del tutto scolorite, alliviate dal peso della potenza evangelica, liberate dai rimproveri e dalle maledizioni che sono sulla bocca di Gesù.

Gesù non è più pietra di inciampo, scartata dai costruttori: ho paura che sia diventato un accessorio da tirare fuori quando fa comodo e nessuno ci ascolta. Per non parlare di San Paolo, che forse oggi sarebbe accusato non solo di antigiudaismo, ma sarebbe additato senza pietá tra gli antisemiti dall’Anti Defamation League.

Il nostro Santo Padre è andato in Sinagoga e ha dovuto ricevere lezioni prima da Riccardo Pacifici (1), lo stesso che benediva allegramente il massacro di Gaza come legittima difesa, che si rivolgeva cosi a Benedetto XVI:

“Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah, duole ancora come un atto mancato. Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso, un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana, per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz (...) In attesa di un giudizio condiviso - auspichiamo, con il massimo rispetto, che gli storici abbiano accesso agli archivi del Vaticano che riguardano quel periodo e tutte le vicende successive al crollo della Germania nazista”.

Prima lezione: Pio XII non puó essere santo, ha taciuto e quindi è dentro la “colpa collettiva”. Che sia un falso storico evidente non interessa al Pacifici, avido di bacchettare e dare ordini. (vedi l’articolo: “Eugenio Zolli, Pio XII e la colpa collettiva”).

Seconda lezione o meglio diktat è l’intimidazione ad aprire gli archivi del Vaticano. Particolare interessante è quello che fa riferimento alle “vicende successive al crollo” del nazismo. Sembra che Papa Pio XII si sia adoperato per evitare vendette o ritorsioni contro i nazisti o presunti tali nella Germania post-nazista. Imperdonabile.

E poi ha parlato il rabbino capo di Roma di Segni. Ha parlato dell’oppressione duratura dello Stato Pontificio contro la comunitá ebrea e poi ha detto che se si mette in discussione il Concilio Vaticano II non c’è possibilità di dialogo. (2)

Grazie per il chiarimento di Segni, finalmente abbiamo la terza e la quarta lezione. I Papi hanno sempre vessato gli ebrei (per questo 15.000 di loro hanno scelto di vivere a Roma) e sappiamo che il Concilio Vaticano II non si può toccare. Al prossimo sinodo o concilio sará invitato per ricordarcelo.

Mi chiedo serviva questa visita? C’era bisogno di ricordare pedissequamente che Gesù era ebreo, che condividiamo lo stesso Dio, che loro sono i “fratelli maggiori”, i prediletti dal Padre?

Sarà che nel cuore risuonano le parole di Gesù, quelle di San Paolo. Quella caritá cristiana che faceva esclamare a Paolo di Tarso, ebreo ortodosso e zelante, che aveva incontrato a Gesù:

“Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.” (Romani 9,3).

Paolo aveva chiaro che si è figli di Dio non per la carne ma per l'adesione alla promessa di Dio, che non è una questione di razza ma di fede. E quell’ Israele, depositario della promessa e della fede, oggi è la Chiesa. Fino a prova contraria.

Se per dialogare con i nostri “fratelli maggiori” dobbiamo mettere da parte il Magistero dei Padri della Chiesa e il Nuovo Testamento, mi domando a che pro lo si deve fare. Mi chiedo perchè c’è bisogno che il Santo Padre vada nella Sinagoga a prendere lezioni e sermoni di buona condotta, debba ascoltare le calunnie senza ritegno sul suo predecessore al soglio di Pietro, intimidazioni su chi fare o no santo da coloro che benedicono Israele come il nuovo Messia e disconoscono e disprezzano Cristo.

Mi chiedo: ma qualcuno cade ancora sulla pietra d’inciampo o è stata tolta perchè non intonava con il paesaggio?

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1)Clamorosa la sua gaffe quando annunció l’invio a Gaza di medicinali per bambini e poi fu sbugiardato da una mail resa pubblica in cui affermava: “Posso garantirvi che la scelta tutta mediatica (sic) di far arrivare medicinali ai bambini palestinesi ed israeliani era ed è solo utilizzata per quando da lunedì comincerà la nostra battaglia sui media a sostegno di Israele". La notizia fu resa pubblica dal Manifesto nel Gennaio 2009. http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/Pacifici-e-la-falsa-solidarieta

2)http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Papa/defiende/Pio/XII/sinagoga/Roma/elpepusoc/20100117elpepusoc_1/Tes

domenica 8 novembre 2009

Eugenio Zolli, Pio XII e la colpa collettiva


E’ interessante trattare il caso di Eugenio Zolli, il capo rabbino di Roma durante la guerra che si convertì al cattolicesimo, per capire più a fondo alcune dinamiche relative all’ostracismo ebraico verso Pio XII e sull’assolutismo dell’Olocausto come nuovo sistema di valori universalmente condiviso.

Eugenio Zolli, prima capo della comunità di Trieste e successivamente di quella romana dal 1940, era figlio di una famiglia polacca benestante, e sua madre veniva da una famiglia di rabbini da oltre quattro secoli. Come rabbino capo di Roma mise in guardia le varie comunità d’Italia del pericolo dell’Alleanza italo-tedesca, mentre tra le comunità ebraiche del tempo esistevano collegamenti con l’OVRA (la polizia segreta fascista) che rassicurava le comunità che non c’era niente da temere, non prendendo in considerazione le preoccupazioni di Zolli.

Il fatto miracoloso, la sua conversione, è frutto di una storia profonda. Già da bambino, Zolli rimaneva turbato alla vista del crocifisso che più tardi avrebbe identificato nel servo sofferente di Isaia. Egli racconterà successivamente nel suo libro “Before the dawn” due episodi centrali per la sua conversione. Il primo nel 1918 quando mentre scriveva un articolo dovette deporre la penna e come in trance cominciò ad invocare il nome di Gesù, fino a vederlo come in un quadro senza cornice sul muro della sua stanza. Il secondo e decisivo fu nel 1944 durante la cerimonia dello Yom Qippur dove lui stesso presiedeva la preghiera:

“Mi sentivo lontanissimo dal rito e lasciai che gli altri continuassero per loro conto a recitare le preghiere e a cantare. Non avvertivo né gioia né dolore; ero privo di pensieri e di sensazioni. Il cuore era come morto nel petto (...) E proprio allora vidi con gli occhi della mente un prato che si estendeva verso l’alto, luccicante d’erba ma senza fiori. In questo prato vidi Gesù Cristo vestito d’un mantello bianco, e dietro il suo capo il cielo azzurro. Provai la più grande pace interiore... Circa un’ora dopo, mia moglie, mia figlia e io eravamo finalmente a casa per la cena. Quando fui stanco mi ritirai nella mia camera da letto. La porta della stanza di mia figlia era chiusa. Ad un tratto mia moglie mi disse: “Oggi mentre stavamo davanti l’arca della Torah mi è parso come se un’immagine bianca di Gesù ti mettesse le mani sul capo nell’atto di benedirti”. Fui sbalordito ma rimasi calmissimo, e finsi di non aver capito. Mia moglie allora mi ripeté ciò che aveva detto, parola per parola. In quello stesso momento udimmo la nostra figlia minore, Myriam, che chiamava da lontano: “Papà!”. Andai nella sua stanza. “Che c’è?” le domandai. “Stavate parlando di Gesù Cristo” rispose. “Sai, papà, ho sognato che vedevo un Gesù altissimo, ma non ricordo che cosa succedeva dopo (…) Fu pochi giorni dopo questi fatti che mi dimisi dal mio posto nella comunità israelitica e mi rivolsi ad un umile prete per farmi istruire. Ci fu un intervallo di alcune settimane, dopo di che, il 13 febbraio, ricevetti il sacramento del Battesimo ed entrai a far parte della Chiesa cattolica, Corpo Mistico di Gesù Cristo”. (1)

Zolli, la moglie e la figlia si convertirono e ricevettero il battesimo il 13 febbraio 1945. Il ruolo di Pio XII nella conversione di Zolli fu assai importante: come gesto di riconoscenza e di gratitudine egli prese il nome di Eugenio, proprio come quello di Papa Pacelli.

Zolli riconosceva al Papa il gravoso lavoro svolto durante l’occupazione dell’Italia da parte dei nazisti a partire dall’8 Settembre del 1943. Tanto apprezzò l’impegno del Santo Padre che celebrò nel luglio 1944 una cerimonia radiotrasmessa per esprimere la riconoscenza degli Ebrei verso Pio XII e il suo impegno per salvaguardare il maggior numero di vite degli ebrei e dei perseguitati della guerra. Zolli volle lasciare discretamente la comunità ebrea e rassegnò le dimissioni per ricevere il battesimo in forma privata. Ben presto però la notizia della conversione del capo rabbino di Roma si diffuse in tutto il mondo e per Zolli la vita divenne presto impossibile.

“Si susseguivano le telefonate da parte degli antichi correligionari, piene di insulti e di minacce... Non mancarono alcuni che cercarono di gettare fango sulla persona di Zolli... era urgente un trasferimento... la moglie e la figlia furono ospitate in un convento di suore e il prof. Zolli fu accolto nell’Università Gregoriana”. (2)

Anche dopo molti anni dai fatti, Zolli continuava a ricevere proposte da ebrei facoltosi per ritrattare la sua conversione in cambio di denaro. (3)

La storia di Zolli, un San Paolo dei nostri tempi, continua suscitando nel popolo ebraico oblio, sdegno ed ira. Una conversione cosi netta e semplice nella sua complessità farà esclamare a molti ebrei dell’epoca di aver covato una serpe nel proprio seno (4), arrivando a maledire il suo nome e cercando di infangare la sua memoria. Anche da parte cattolica il nome di Zolli risulta ingombrante a volte in quanto nel nome del dialogo con i “fratelli maggiori” questo nome provoca imbarazzo e a volte è parso più conveniente soprassedere sulla sua figura. Ma soprattutto mi sembra lampante la relazione tra l’antica avversione a Zolli e il moderno ostracismo verso la figura di Pio XII da parte di Israele e del popolo ebraico. Simbolo della discordia è l’iscrizione allo Yad Vashem dove Pio XII è collocato tra coloro che non fecero abbastanza per assicurare la salvezza del maggior numero di ebrei. Il suo silenzio è la sua colpa.

Una presentazione di un falso storico di tali dimensioni, deve avere una motivazione ben più profonda per essere perseguita cosi tenacemente. Da tempo gli storici più rigorosi hanno apportato una quantità incredibile di dati, discorsi, lettere, documenti del tempo in cui si mostra l’alacre impegno del Papa per la fine della guerra e per la salvezza degli ebrei. L’Associazione “Pave the Way” ha fatto di questa ricerca storica un motivo della sua esistenza (5), documentando l’impegno del Vaticano per la pace e per il risparmio del maggior numero di vite, comprese quelle ebraiche.

Un tale accanimento ha due motivi. Il primo è indiretto: negando i meriti di Pio XII si disconosce in qualche modo il suo figlio spirituale prediletto, ovvero quell’Eugenio Zolli, scandalo per la comunità ebraica del tempo e dell’attuale. In secondo è più diretto: non è possibile salvare qualcuno dalla colpa universale di aver partecipato all’Olocausto, tantomeno la Chiesa Cattolica. Questa colpa e questo senso di responsabilità collettiva deve trascendere la storia, i fatti, le persone. Noi ancora oggi siamo partecipi di questa colpa universale che ha colpito l’umanità. Nella teologia dell’Olocausto non esiste la salvezza. Si è colpevoli, a prescindere se si è fatto o no qualcosa per evitare il dramma. E’ la colpa eterna, e l’unica salvezza è una memoria ossessiva del dramma.

Dimenticare Zolli e screditare Pio XII per riaffermare che l’Olocausto è “il valore centrale per il fondamento morale della fede religiosa”. (6)

Benedetto XVI sta ritardando la beatificazione del suo predecessore Pio XII, come conferma Padre Gumpel, relatore della causa di beatificazione, per timore di una rottura con gli ebrei (7).
Per tutti questi motivi, quella di Zolli, non è solo una straordinaria conversione; è la liberazione dalla colpa collettiva grazie alla restaurazione della Verità.

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1)S. Waagenaar, Il ghetto sul Tevere. Storia degli Ebrei di Roma, Mondadori, Milano, 1972, pagg. 366-368

2)P. Dezza S. J., Eugenio Zolli: Da Gran Rabbino a testimone di Cristo (1881-1956), in “La Civiltà Cattolica”, 21 febbraio 1981, pag. 343-344

3)http://www.doncurzionitoglia.com/casozolli.htm

4)P. Dezza, op.cit., pag. 343

5)http://www.ptwf.org/

6)http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche/mondo/2009/04/16/visualizza_new.html_818853870.html

giovedì 10 settembre 2009

La distanza tra ebrei e cristiani: una visione storico-teologica


L’esistenza del popolo ebraico rappresenta ancora oggi per tutti i cristiani un ‘anomalia che non può lasciare indifferenti. Da sempre i Padri della Chiesa videro in questa provvidenziale presenza, un disegno di Dio: essa rappresentò la testimonianza storica che il popolo cristiano non creò dal nulla la storia della Salvezza, poiché è documentata nel presente dalla stessa esistenza del popolo ebraico.

Nonostante ciò il popolo ebraico rappresenta ancora un mistero nel piano di salvezza pensato da Dio: San Paolo arriverà ad esclamare proprio scrivendo su questo disegno divino: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!. L’unica cosa che ci è data sapere è la profezia di San Paolo circa la loro conversione a Cristo in prossimità della fine dei tempi, più volte ribadito anche da San Agostino e San Tommaso d’Aquino.

La storia conosce un grande spartiacque nel momento della morte di Gesù. Una parte del popolo ebraico crede che Gesù è il Messia, un’altra parte lo rifiuta. Coloro che lo accettarono saranno chiamati successivamente cristiani, coloro che lo rifiutarono sono gli ebrei di oggi. La questione dell’Allenza divina con il suo popolo ha alzato vari dibattiti teologici. La cosiddetta “teologia della sostituzione” è stata accolta dalla Chiesa fin dal principio: il nuovo Israele è il popolo cristiano, erede delle promesse di Gesù, l’antica alleanza veniva revocata, a causa dell’infedeltà dei giudei (questa visione è stata messa in discussioni negli ultimi decenni, frutto di un senso di resa di fronte al crescente potere ebraico).

Nel momento della morte di Gesù, il velo del tempio si squarciò in due, sancendo la fine della presenza divina nel tempio ebraico. Il velo separava l’assemblea dei fedeli dal luogo del Santissimo, presenza reale di Dio con il suo popolo. Con Gesù, Dio entra nel mondo, si fa vivo nella conversione dei pagani, si fa carico del destino dell’umanità in maniera completa, indicando la strada della Redenzione, incarnata nel Figlio.

Oggi questa Presenza Reale, concetto estraneo alla tradizione protestante, vive e continua nascosto nel Tabernacolo di ogni Chiesa Cattolica, presenza umile, dimessa e potente, diventando il compimento della promessa di Gesù quando disse “Io sarò con voi fino alla fine dei tempi”. Il passaggio dall’ebraismo al cristianesimo è il passaggio dalla legge mosaica, fatta di osservanze e rituali, all’unica legge dell’amore e della carità fattasi uomo con Gesù.

I rami secchi dell’olivo (simbolo del popolo di Dio) vennero recisi, come racconta San Paolo, per innestare sull’olivo il nuovo popolo cristiano, erede dell’unica alleanza salvifica. San Paolo ancora ammonisce nel non fare di questa condizione un orgoglio e un motivo di vanto nei confronti dei rami recisi, ma di accompagnare con misericordia coloro che un giorno rientreranno nell’Alleanza. E’ addirittura disposto ad offrire se stesso per la loro conversione:

“Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne”.

Dopo la distruzione del velo del tempio, venne la distruzione del tempio stesso nell’anno 70 a.C, che porterà alla diaspora ebraica in Europa e in Oriente. Nascerà in questo contesto il Talmud, la raccolta degli insegnamenti rabbinici sulla Sacra Scrittura.

E’ assai difficile trovare una copia del Talmud, ben tradotta e completa in tutte le sue parti. Ricordo che una volta nel museo sefardita di Toledo chiesi se nella libreria del museo fosse disponibile una copia del Talmud e l’impiegata mi guardò stupita: “Ma il Talmud non si vende!”.

Un sacerdote cattolico di nome Pranaitis nel 1892 analizzò il Talmud in relazione al Cristianesimo. La quantità di passi ostili al cristianesimo e ai gentili non si possono enumerare in questa sede, ma impressiona la ferocità delle accuse e la bassezza degli impropri con i cristiani, il Cristo e i dogmi del cristianesimo. I cristiani sono idolatri, peggio dei turchi (Hilkoth Maakhaloth, cap IX), assassini (Abhodah Zarah 22), fornicatori (Abhodah Zarah, 15b), impuri ( Schabbath 145b), simili agli escrementi animali, non uomini ma bestie e peggio delle bestie stesse (Kerithuth (6b, p.78), figli del demonio (Zohar I, 28b), anime cattive ed impure (1).

Erroneamente si crede il popol0 ebraico legato ai libri del Pentateuco, quando in realtà oggi la propria credenza e la cultura del Talmud formano da secoli generazioni di uomini nelle yeshiva. La cultura ebraica e dello stato d’Israele affondano le radici nella raccolta delle discussioni rabbiniche, spiegando l’atteggiamento arrogante ed ostile verso ogni forma di pietà e di accordo nel conflitto arabo-israeliano.

Nel corso della storia, il popolo ebraico ha cercato il proprio messia, senza trovarlo, da Bar Kokheba al comunismo, fino ad approdare all’unica soluzione rimasta: farsi messia di se stessi. Il popolo ebraico e lo Stato d’Israele sono il nuovo messia, colui che costruirà l’ Eretz Israel (il Grande Israele) e finalmente dominerà il mondo. Era ciò che si aspettavano da Gesù che non volle scendere dalla Croce, nonostante la richiesta del sommo sacerdote. Gesù annunciava un regno dei poveri e degli aflitti, gli ebrei si aspettavano un regno di dominio e prepotenza. In pratica, con la nascita di Israele, inizia il compimento dellle profezie del Talmud:

“Il Messia darà ai giudei il dominio su tutto il mondo e a questo dominio cadranno sottomessi tutti i popoli" (Talmud di Babilonia - Trattato Shabb - Foglio 120, Col. 1)

"Il tempo del Messia sarà preceduto da una grande guerra, nella quale perirà due/terzi dell'umanità" (Abarbanel - "Masmia Jesùa" Foglio 49°)

Sembra rileggere la storia di Israele, scorgendo all’orizzonte l’attualità di Gaza. Per questo mi sforzo di criticare come oggi parlare di giudeo-cristianesimo sia incongruente, oltre ad essere un gran errore teologico. Per un cristiano non esiste più la differenza tra pagani, giudei e greci. Per un ebreo, il muro tra se e il mondo è invalicabile. Nel cristianesimo, si è tutti romani, tutti il genere umano gode della "cittadinanza", che è il titolo di figli di Dio.

Diceva bene Paolo di Tarso, mentre la lettera uccide, lo Spirito vivifica. E sempre, tra un ebreo e un cristiano, ci sarà sempre un Cristo di mezzo, che per quanto molti cristiani a tutti i costi ecumenici vorrebbero mettere da parte, non lo si può nascondere.

Torneremmo altrimenti, di nuovo ad essere farisei. Non saremmo più cristiani.

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1)http//www.biblebelievers.org.au/talmud1.htm