lunedì 22 febbraio 2010

La tragedia greca di Goldman

The new Goldman Sachs building downtown reflecting off buildings

Esistono due tipi di nazioni: quelle che controllano le loro finanze e quelle che “sono finanziate”. (Ezra Pound)


C’è bisogno di una sana ammissione da parte delle persone di buona volontà, di quei lavoratori che formano l’ossatura di una nazione con il loro sudore e con il loro risparmio, ed ammettere che siamo stati irrimediabilmente fregati. Ammettiamolo, perché è l’unico passo per una nuova economia, una nuova società, un nuovo corso degli eventi. La dimensione della truffa alla quale tutti noi siamo stati spettatori partecipi ed entusiasti, marionette da applausi comandati, si sta svelando poco a poco, cadendo sotto il peso della grande bugia che regge la nostra società: il debito inservibile.

Se ne è reso conto anche il New York Times (1), è quindi ora che ci sia una presa di coscienza collettiva. Sempre che il livello di anestesia generale non sia già arrivato allo stato comatoso vegetativo: allora saremmo già sconfitti e non avrebbero senso queste parole. La potente lobby finanziaria, capitanata da Goldman Sachs, ha aiutato Grecia, Italia e probabilmente anche la Francia, a truccare i propri bilanci per poter entrare nell’Unione Europea, attraverso un divertente giochino finanziario, chiamato Swap (2), che risultava invisibile nel bilancio presentato all’Unione Europea. Semplice vero? Immaginate se questo avvenisse con il vostro mutuo o la vostra rata dell’auto. Un giorno andate in banca e chiedete di rendere invisibile le vostre rate del mutuo.

Nella realtà sarebbe impossibile ma non nel fantastico mondo della finanza: l’importante è sapere a quali santi affidarsi e quale di essi è capace di fare i miracoli (rendere invisibili i debiti) ed il gioco è fatto. In questo modo i paesi caratterizzati da un alto deficit nell’Unione europea sono stati ammessi alla zona Euro e sono rientrati miracolosamente nei rigorosi standard di Maastricht (3% debito-Pil). Questo gioco non solo conveniva ai paesi con alto deficit, ma anche alla Germania, che oggi si lamenta e non vorrebbe salvare la Grecia, che ha cosi potuto imporre la sua moneta (l’euro è il marco europeo) favorendo le sue esportazioni in Europa.

In questo modo tutti hanno usufruito dei bassi tassi di interessi offerti dalla zona euro, che sono stati usati per indebitarsi fino all’insostenibile. La cosa più vergognosa di questa storia è la commistione fra interessi finanziari e politici che ha portato alla rovina dell’economia mondiale. I dirigenti della grandi banche, (JP Morgan, Goldman, Citigroup) hanno sempre una poltrona calda che li aspetta una volta che finiscono il loro mandato nelle enormi banche finanziarie. Non ci credete? I segretari del tesoro degli Usa degli ultimi anni provengono da Goldman Sachs: Rubin ha servito l’azienda per 26 anni, passando anche come dirigente di Citigroup per poi approdare al Tesoro USA nel 1995 e Paulson, il penultimo segretario del Tesoro era un uomo Goldman dal 1974. Il nostro intoccabile Mario Draghi, alla guida del Tesoro nel 1996, divenne Vice Direttore di Goldman nel 2002 (3) ed insieme a Prodi (altro consulente Goldman e poi scelto, guarda caso, alla guida della Commissione Europea) hanno fatto sparire i debiti grazie all’appoggio di Goldman proprio nel 1996. Poi a Draghi venne offerta la poltrona della Banca d’Italia nel 2006, dopo lo scandalo di Antonio Fazio. Altra casualità. Assistiamo impotenti allo spettacolo delle porte girevoli che collegano finanza e politica, che per anni sono state fatte girare sotto i nostri occhi, consumando il grande inganno pubblico con la speranza di ricchezza per tutti, benessere e profitto semplice per l’umanità. L’economia ha perso completamente il contatto con la realtà, e la finanza ha spolpato poco a poco i settori dell’agire umano: risparmi, immobili, pensioni, potere d’acquisto, tutto è stato cannibalizzato da questi signori delle porte girevoli. Ci aspettano tempi duri: Soros consiglia ancora più controllo ed assistenza istituzionale per salvare il mercato (4). Tradotto significa più potere alle burocrazie non elette e ai centri di potere invisibili. Il miliardario ungherese mette in dubbio anche il futuro dell’euro: memore delle sue battaglie contro la lira e la sterlina che riuscì a crollare in due giorni, starà già pensando a quello che succederà. In un caso o nell’altro può dormire sonni tranquilli: tanto se la Grecia riceverà gli aiuti sperati tanto se fallirà lui guadagnerà grazie ai CDS (Credit Default Swap) che lo coprono in caso di ripudio del debito ellenico. Però questo si, l’importante è che ci sia un governo mondiale, un organismo che vigili, più “controllo ed assistenza istituzionale”. Le care vecchie raccomandazioni del nonno buono.

Pochi giorni fa è uscito anche l’ultimo numero del Leap 2020 (5), gli analisti francesi che fino a questo momento non hanno sbagliato un colpo nell’anticipare le tappe della crisi. Ritengono che il caso greco, altro non sia che “l’albero che cerca di nascondere il bosco”, ovvero che il caso del debito greco offre l’opportunità per distogliere l’attenzione dagli altri due debiti sovrani (USA e Inghilterra) che sono ben più ingenti e voluminosi. Inoltre in questo modo si riesce a debilitare l’Eurozona in un momento in cui attrarre i capitali sul mercato è sempre più difficile e pieno di competizione. Si profila una guerra economica, senza esclusione di colpi bassi tra gli Stati per poter ottenere l’ossigeno, ovvero i capitali, che permettono mantenere la testa nascosta sotto le montagne di debiti che sovrastano gli Stati Nazionali. Un piccolo aumento, seppur impercettibile, del tasso di interesse può provocare una reazione a catena di insolvenze statali, obbligando i grandi debitori ad uscire allo scoperto. Oggi la Grecia, domani il Portogallo, poi Spagna, Italia, Francia e cosi via. Assistiamo impotenti al crollo del grande inganno, perpetrato da banchieri e governi in combutta.

Il nuovo ordine che nascerà da queste macerie non sarà affatto indolore.

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1)http://www.nytimes.com/2010/02/14/business/global/14debt.html?pagewanted=2&sq=goldman%20sasch&st=cse&scp=6

2)http://blogs.reuters.com/felix-salmon/2010/02/09/how-greece-hid-its-borrowing-in-the-swaps-market/ ) Il debito è stato fatto sparire attraverso la trasformazione di quest’ultimo da yen e dollari in euro, con l’aiutino di un tasso di cambio fittizio ideato da Goldman, che permetteva alla Grecia di ottenere molto più credito che con il tasso reale, rendendo il tutto invisibile nel bilancio.

3)http://www2.goldmansachs.com/our-firm/press/press-releases/archived/2002/2002-01-28.html

4)http://www.cotizalia.com/noticias/soros-piensa-rescate-grecia-asegura-futuro-20100222.html

5)http://www.leap2020.eu/El-GEAB-N-42-esta-disponible!-Segundo-trimestre-de-2010-El-repentino-empeoramiento-de-la-crisis-sistemica-global_a4297.html

venerdì 12 febbraio 2010

Dove vai, Venezuela?


Scrivere del Venezuela è come analizzare una barzelletta rivestita con il dramma. Nonostante la storia finale del secolo scorso, c’è un uomo al potere nel paese dei Caraibi che lotta con tutte le sue forze contro la realtà e i fatti storici, richiamando un passato ideale che come già successe, una volta realizzato nel presente provoca distruzione, fame e violenza. Alcune settimane fa, Chavez si è dichiarato espressamente marxista (1): una parola che fa risuonare i gulag del nord della Russia e ricorda le spie dell’Est, viene ad incarnarsi di nuovo nel mondo attuale. Poiché il dramma di Cuba con i suoi 50 anni di comunismo reale non era sufficiente, dovremo di nuovo commentare la storia che si ripete, sempre “in forma di farsa” (questa frase è paradossalmente dello stesso Marx). Chavez non possiede né la visione strategica né l’intelligenza di Fidel: condividono lo stesso destino di morte, però tra di loro c’è un abisso. Freddo e calcolatore il primo, espressione del populismo più abietto e ignorante il secondo.

Il Venezuela sta sperimentando sulla propria pelle, la retorica del Socialismo del XXI secolo e della Repubblica Bolivariana: la cosa più tragicomica di tutto ciò è che quando nell’ultimo scorcio di gennaio Chavez faceva apertamente il suo outing, dichiarava candidamente allo stesso tempo di essere cristiano e di star cominciando a leggere “Il Capitale” di Marx. Sicuramente salterà i paragrafi del materialismo storico per non crearsi troppa confusione. L’ignoranza al potere è un arma a doppio taglio, e mettendo da parte il populismo e le parole vuote, il Venezuela sta soffrendo una grave crisi economica e sociale.

Dal Venezuela mi informano che la situazione è invivibile. I tagli e la razionalizzazione dell’elettricità sono frequenti e continui; anche l’acqua è razionalizzata e scarseggia, le strade di Caracas assistono ogni fine settimana a più di cento morti per omicidi con arma da fuoco. La teoria marxista applicata alla realtà sta trasformando la vita in un incubo. La vita quotidiana è un misto di rassegnazione, fatalismo e impotenza, che si aggiunge ad una società al limite della rottura sociale per la violenza di gruppi armati e impuniti.

La rivoluzione marxista bolivariana ha deciso di dar vita al piano per la “sovranità alimentare” (soberania alimentar, ndt) che si riduce alle espropriazioni sistematiche delle imprese private che producono alimenti, annunciate dallo stesso Presidente nei suoi discorsi televisivi, mentre le famiglie stanno cenando. La catena alimentaria Éxito ha sperimentato la mano economica del marxismo, vedendosi espropriare tutti i suoi bene per decreto del Goberno Nacional. Ai mezzi di comunicazione critici con il regime, viene intimata la chiusura: da poco la censura si è abbattuta su Radio Caracas Televisión Internacional (RCTVI) poiché non rispettava le leggi del Governo, ovvero non trasmetteva in diretta i discorsi del Presidente (2).

Espropriazioni, abolizione della proprietà privata, programmi educativi basati sul marxismo, milizie popolari di quartiere, chiusura dei mezzi di comunicazione, culto della personalità: Venezuela sta seguendo Cuba nel suo abisso. Nel mezzo delle proteste contro il regime, Chavez ha chiesto la collaborazione del Ministro cubano Valdés, considerato esperto in servizi di sicurezza repressivi e collaboratore della Stasi tedesca e del Kgb sovietico (4). Avrà molto da lavorare con i “borghesi fascisti traditori della patria” (5).

Nonostante le immense ricchezze petrolifere, Chavez ha dovuto svalutare la moneta (dollaro parallelo e dollaro petrolifero) rispetto al bolívar, fissando il tasso di conversione per favorire l’esportazione. Alcuni analisti notano che questo farà schizzare l’inflazione tra i 10 e il 15 punti percentuali, arrivando nel 2010 al 35% (6). Dettagli della differenza tra economia pianificata ed economia reale. Nell’Unione Sovietica queste differenze si risolvevano con l’aumento della produzione attraverso più ore di lavoro. Alla fine chi pagava il costo era sempre l’uomo, spesso con la propria vita.

Non si parla molto delle situazione del Venezuela in Europa, qualcosa si commenta in Spagna, però è poca cosa rispetto alla gravità della situazione. Il “mostro iraniano” occupa tutti gli analisti della politica estera. Che si occupino anche, un poco, del “mostro dei Caraibi”, se Israele glielo permette.

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lunedì 8 febbraio 2010

Le chiavi per educare nella fede i bambini


(scritto per Catalunya Cristiana)

Al giorno d’oggi non c’è compito più difficile di quello di essere responsabili dell’educazione nella fede cristiana dei bambini. Spesso le difficoltà che si trovano in questo cammino finiscono per far delegare questa missione ad altre persone, come per esempio alle catechiste della prima comunione o in qualche caso alla scuola.

Oggi c’è bisogno di riaffermare con urgenza il valore fondamentale che gioca la famiglia nell’educazione cristiana dei bambini, incarnata in quella “nuova evangelizzazione” che ci ha raccomandato Giovanni Paolo II. Il primo nucleo dove il bambino esperimenta la gioia di una vita nella fede e l’esperienza di Dio come Padre amorevole dovrebbe essere l’ambiente familiare, dove si forma la sua coscienza, il suo carattere e la sua attitudine di fronte alla vita. Non si può risolvere la questione con qualche sermone o partecipando alle feste religiose comandate; c’è bisogno ogni volta di più dei genitori, maestri ed educatori compromessi con un senso cristiano della vita, affinché i bambini non solo possano ricevere informazioni sopra Gesù ma soprattutto possano “respirare” la presenza dell’ Emmanuele, del Dio con noi. Essere padre o educatore non è semplicemente un compito: è principalmente una vocazione alla quale Dio ci chiama, una missione che dobbiamo ri-scoprire per poter essere evangelizzatori attivi con i nostri piccoli.

Le chiavi per educare nella fede i bambini si ritrovano nell’assumere questo ruolo vocazionale e nel sentirsi responsabili dell’ambiente nel quale il bambino si muove, cresce ed esperimenta. Se noi come cristiani siamo chiamati ad essere immagine viva dell’amore di Dio, ancora di più dobbiamo trasmettere questo senso della vita: essere amorosi, comprensivi, presenti, fermi in ciò che è necessario e flessibili in ciò che è convenzionale, essere delle guide nel cammino senza schiacciare o proiettarci in loro, affinché possano esperimentare la libertà di essere figli di Dio. In questo grande compito condiviso, è opportuno permettere che i bambini abbiano il loro tempo per assimilare e crescere. Ogni cosa tiene il suo tempo e non tutti i bambini rispondono allo stesso modo; ognuno di loro è unico e richiede un avvicinamento “unico”.

Si hanno bisogno di persone capaci di svegliare nei bambini la loro parte trascendente, per esempio attraverso i racconti e le storie della stessa Bibbia (Sansone, Davide, Gesù), per accendere in loro la scintilla della fede. Loro, i bambini, sono capaci di captare ciò che a volte sfugge alla comprensione dei teologi: il significato del sacro, il coraggio, il sacrificio, la lealtà, i rituali e perfino la drammaticità di alcune scelte della vita, resteranno impresse e formeranno la loro futura visione delle cose. Gesù lo ha detto esplicitamente: “Di quelli come loro è il Regno dei Cieli” (Mt 19:14).

E’ conveniente ricordare una frase assai opportuna di Giovanni Paolo II: “per il bambino appena c’è distinzione tra la madre che prega e la preghiera: soprattutto, la preghiera possiede un valore speciale perché prega la madre”. Il nostro amore, la nostra coerenza, il nostro esempio di vita cristiana e il nostro coraggio nello sfidare i metodi e i valori della società, sono il miglior passo per creare nei bambini una predisposizione all’azione di Dio.Al giorno d’oggi non c’è compito più difficile di quello di essere responsabili dell’educazione nella fede cristiana dei bambini. Spesso le difficoltà che si trovano in questo cammino finiscono per far delegare questa missione ad altre persone, come per esempio alle catechiste della prima comunione o in qualche caso alla scuola.

Oggi c’è bisogno di riaffermare con urgenza il valore fondamentale che gioca la famiglia nell’educazione cristiana dei bambini, incarnata in quella “nuova evangelizzazione” che ci ha raccomandato Giovanni Paolo II. Il primo nucleo dove il bambino esperimenta la gioia di una vita nella fede e l’esperienza di Dio come Padre amorevole dovrebbe essere l’ambiente familiare, dove si forma la sua coscienza, il suo carattere e la sua attitudine di fronte alla vita. Non si può risolvere la questione con qualche sermone o partecipando alle feste religiose comandate; c’è bisogno ogni volta di più dei genitori, maestri ed educatori compromessi con un senso cristiano della vita, affinché i bambini non solo possano ricevere informazioni sopra Gesù ma soprattutto possano “respirare” la presenza dell’ Emmanuele, del Dio con noi. Essere padre o educatore non è semplicemente un compito: è principalmente una vocazione alla quale Dio ci chiama, una missione che dobbiamo ri-scoprire per poter essere evangelizzatori attivi con i nostri piccoli.

Le chiavi per educare nella fede i bambini si ritrovano nell’assumere questo ruolo vocazionale e nel sentirsi responsabili dell’ambiente nel quale il bambino si muove, cresce ed esperimenta. Se noi come cristiani siamo chiamati ad essere immagine viva dell’amore di Dio, ancora di più dobbiamo trasmettere questo senso della vita: essere amorosi, comprensivi, presenti, fermi in ciò che è necessario e flessibili in ciò che è convenzionale, essere delle guide nel cammino senza schiacciare o proiettarci in loro, affinché possano esperimentare la libertà di essere figli di Dio. In questo grande compito condiviso, è opportuno permettere che i bambini abbiano il loro tempo per assimilare e crescere. Ogni cosa tiene il suo tempo e non tutti i bambini rispondono allo stesso modo; ognuno di loro è unico e richiede un avvicinamento “unico”.

Si hanno bisogno di persone capaci di svegliare nei bambini la loro parte trascendente, per esempio attraverso i racconti e le storie della stessa Bibbia (Sansone, Davide, Gesù), per accendere in loro la scintilla della fede. Loro, i bambini, sono capaci di captare ciò che a volte sfugge alla comprensione dei teologi: il significato del sacro, il coraggio, il sacrificio, la lealtà, i rituali e perfino la drammaticità di alcune scelte della vita, resteranno impresse e formeranno la loro futura visione delle cose. Gesù lo ha detto esplicitamente: “Di quelli come loro è il Regno dei Cieli” (Mt 19:14).

E’ conveniente ricordare una frase assai opportuna di Giovanni Paolo II: “per il bambino appena c’è distinzione tra la madre che prega e la preghiera: soprattutto, la preghiera possiede un valore speciale perché prega la madre”. Il nostro amore, la nostra coerenza, il nostro esempio di vita cristiana e il nostro coraggio nello sfidare i metodi e i valori della società, sono il miglior passo per creare nei bambini una predisposizione all’azione di Dio.

mercoledì 27 gennaio 2010

Lo spettro del default


Cerco di capire la situazione economica spagnola al momento attuale e mi ritrovo con tre notizie che fanno rabbrividire.

La prima: Goldman Sasch raccomanda proteggersi dal rischio di insolvenza della nazione spagnola comprando i CDS, ovvero le assicurazioni sul rischio di default di paesi sovrani (1). Un mercato gigantesco che è cresciuto a dismisura negli ultimi due anni, che non fa altro che speculare sul fallimento, o bancarotta che dir si voglia, degli Stati. Goldman scommette sullo sciacallaggio dei titoli statali a 5 anni. E’ il tempo di vita che l’enorme banca offre alla Spagna. Naturalmente il prezzo di queste assicurazioni è schizzato fino al 1,26%. Per coprirsi dal rischio un milione di euro di debito spagnolo bisognerà investirne altri 12.600 l’anno per proteggersi dal default. La febbre del default eccita gli sciacalli che fanno a gara a chi offre di più per vedere fallire un paese.

La seconda: la Spagna entra nella top ten del rischio di default del debito (2). Oggi è decima, l’anno scorso era al trentaquattresimo posto. Naturalmente adesso pochi investitori sono disponibili ad acquisire titoli pubblici di debito spagnolo ed esigono un rendimento più alto. La domanda è: fino a che punto la Spagna può offrire tassi di interesse competitivi per rendere appetibili i suoi titoli, proprio quando la propria economia è alle strette? Con quali mezzi convincerà gli investitori a finanziare il suo debito? I dati della produttività spagnola sono allarmanti: in un anno (2009) la produzione industriale (IPI) è crollata del 17,3% rispetto alll’anno passato (3), con picchi del -30% nel settore della produzione dei mobili, automobili, prodotti elettronici ed informatici. Zapatero, a suo rischio e pericolo, ha scelto la via dura: saranno tagliati 50.000 milioni di Euro di spese dalle spese statali. E’ il piano ultimo e insensato voluto dall’Unione Europea per risanare il deficit spagnolo. Assicura che non saranno toccate pensioni, sussidi ai lavoratori (paro), assistenza sociale ed educazione. Non viene specificato dove avverrà il ritaglio dei fondi (4), anche se è improbabile credere che non verrano toccati i punti dove l’intervento statale è più massiccio ed assistenzialista, quali la sanità e il “paro”, dove si stima ci siano circa un milione e mezzo di persone che stanno erodendo i propri contributi della pensione nel sussidio mensuale (5).

La terza: è allo stesso tempo la più brutta e forse la migliore notizia. Roubini, il noto economista dell’Università di New York prevede la rottura monetaria dell’Unione Europea a causa della minaccia incombente dell’economia spagnola. Dice che questo “non sarà probabilmente quest’anno e forse neanche nel prossimo”ma che il “rischio è crescente” (6). Giustamente afferma che una parte dell’eurozona sta diventando sempre meno competitiva rispetto al centro franco-tedesco. Il Club Med (Italia, Spagna e Grecia) insieme all’Irlanda e ai paesi dell’Est si contrappongono alla vecchia Europa (Francia e Germania), viaggiando a velocità diverse e con economie niente affatto omogenee. Fino a quando reggeranno il gioco la Germania e la Francia rendendo meno competitivo il proprio debito statale per non tagliare fuori gli altri paesi che devono offrire tassi di interesse sempre più alti per attrarre investitori? Naturalmente l’ipotesi di rottura economica è fuori considerazione da Trichet e gli altri funzionari dell’Unione Europea. E’ lecito però domandarsi per quanto tempo ancora gli altri paesi reggeranno il gioco e fino a che punto la periferia europea reggerà la pressione economica nei propri paesi, nel momento in cui l’euro forte soffoca l’esportazioni e danneggia la produzione interna. La tanto agognata misura di svalutare la moneta è un’opzione non contemplabile dall’Unione Europea: essa darebbe ossigeno ai paesi e alle economie che oggi si trovano in crisi profonda.

Ma come diceva giustamente Ezra Pound, la funzione che lo Stato dovrebbe sorvegliare con più cura è quella della sovranità nazionale, che è insita nel diritto di emettere denaro e di amministrare l’economia monetaria. E che compito dello Stato è governare per il benessere dei cittadini e che in quella direzione dovrebbe andare la “volontà” statale.

Il problema è che la nostra sovranità nazionale l’abbiamo abdicata da un pezzo.

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1) http://www.expansion.com/2010/01/18/inversion/1263854043.html

2) http://www.expansion.com/2010/01/27/economia-politica/1264597411.html

3) http://www.ine.es/daco/daco42/daco422/ipi1109.pdf

4) http://www.cotizalia.com/ultima-hora/gobierno-aprobara-viernes-recortara-50000-millones-20100127.html

5) http://tasadeparo.com/la-tasa-de-paro-alcanza-el-1793-en-el-tercer-trimestre.html

6) http://www.cotizalia.com/noticias/roubini-golpea-espana-amenaza-inminente-eurozona-20100127.html

lunedì 18 gennaio 2010

Il Santo Padre e la Sinagoga


E’ come un pugno nello stomaco leggere della visita del Papa alla Sinagoga di Roma la scorsa domenica. Quegli applausi convinti che interrompevano le parole del Papa durante il suo discorso e la folla di gente nel ghetto che gridava “Viva il Papa”, cosi come i titoli entusiasti dei giornali, invece di tranquillizarmi mi generano una forte preoccupazione. Il Santo Padre, vicario di Cristo, che riceve applausi e consensi nella Sinagoga è per molti una vittoria dell’ecumenismo, del nuovo corso della Chiesa nella relazione con gli ebrei, è sinonimo di pace e cordialitá religiosa; per me, povero cattolico senza titoli ne onori, è fonte di sgomento. Mi sembra che improvvisamente la Chiesa sia di moda, amata addirittura dagli ebrei: improvvisamente le gravi parole del Figlio di Dio verso gli scribi, le invettive contro i farisei, le discussioni sopra la mentalitá mosaica e pre-talmudica sono del tutto scolorite, alliviate dal peso della potenza evangelica, liberate dai rimproveri e dalle maledizioni che sono sulla bocca di Gesù.

Gesù non è più pietra di inciampo, scartata dai costruttori: ho paura che sia diventato un accessorio da tirare fuori quando fa comodo e nessuno ci ascolta. Per non parlare di San Paolo, che forse oggi sarebbe accusato non solo di antigiudaismo, ma sarebbe additato senza pietá tra gli antisemiti dall’Anti Defamation League.

Il nostro Santo Padre è andato in Sinagoga e ha dovuto ricevere lezioni prima da Riccardo Pacifici (1), lo stesso che benediva allegramente il massacro di Gaza come legittima difesa, che si rivolgeva cosi a Benedetto XVI:

“Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah, duole ancora come un atto mancato. Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso, un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana, per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz (...) In attesa di un giudizio condiviso - auspichiamo, con il massimo rispetto, che gli storici abbiano accesso agli archivi del Vaticano che riguardano quel periodo e tutte le vicende successive al crollo della Germania nazista”.

Prima lezione: Pio XII non puó essere santo, ha taciuto e quindi è dentro la “colpa collettiva”. Che sia un falso storico evidente non interessa al Pacifici, avido di bacchettare e dare ordini. (vedi l’articolo: “Eugenio Zolli, Pio XII e la colpa collettiva”).

Seconda lezione o meglio diktat è l’intimidazione ad aprire gli archivi del Vaticano. Particolare interessante è quello che fa riferimento alle “vicende successive al crollo” del nazismo. Sembra che Papa Pio XII si sia adoperato per evitare vendette o ritorsioni contro i nazisti o presunti tali nella Germania post-nazista. Imperdonabile.

E poi ha parlato il rabbino capo di Roma di Segni. Ha parlato dell’oppressione duratura dello Stato Pontificio contro la comunitá ebrea e poi ha detto che se si mette in discussione il Concilio Vaticano II non c’è possibilità di dialogo. (2)

Grazie per il chiarimento di Segni, finalmente abbiamo la terza e la quarta lezione. I Papi hanno sempre vessato gli ebrei (per questo 15.000 di loro hanno scelto di vivere a Roma) e sappiamo che il Concilio Vaticano II non si può toccare. Al prossimo sinodo o concilio sará invitato per ricordarcelo.

Mi chiedo serviva questa visita? C’era bisogno di ricordare pedissequamente che Gesù era ebreo, che condividiamo lo stesso Dio, che loro sono i “fratelli maggiori”, i prediletti dal Padre?

Sarà che nel cuore risuonano le parole di Gesù, quelle di San Paolo. Quella caritá cristiana che faceva esclamare a Paolo di Tarso, ebreo ortodosso e zelante, che aveva incontrato a Gesù:

“Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.” (Romani 9,3).

Paolo aveva chiaro che si è figli di Dio non per la carne ma per l'adesione alla promessa di Dio, che non è una questione di razza ma di fede. E quell’ Israele, depositario della promessa e della fede, oggi è la Chiesa. Fino a prova contraria.

Se per dialogare con i nostri “fratelli maggiori” dobbiamo mettere da parte il Magistero dei Padri della Chiesa e il Nuovo Testamento, mi domando a che pro lo si deve fare. Mi chiedo perchè c’è bisogno che il Santo Padre vada nella Sinagoga a prendere lezioni e sermoni di buona condotta, debba ascoltare le calunnie senza ritegno sul suo predecessore al soglio di Pietro, intimidazioni su chi fare o no santo da coloro che benedicono Israele come il nuovo Messia e disconoscono e disprezzano Cristo.

Mi chiedo: ma qualcuno cade ancora sulla pietra d’inciampo o è stata tolta perchè non intonava con il paesaggio?

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1)Clamorosa la sua gaffe quando annunció l’invio a Gaza di medicinali per bambini e poi fu sbugiardato da una mail resa pubblica in cui affermava: “Posso garantirvi che la scelta tutta mediatica (sic) di far arrivare medicinali ai bambini palestinesi ed israeliani era ed è solo utilizzata per quando da lunedì comincerà la nostra battaglia sui media a sostegno di Israele". La notizia fu resa pubblica dal Manifesto nel Gennaio 2009. http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/Pacifici-e-la-falsa-solidarieta

2)http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Papa/defiende/Pio/XII/sinagoga/Roma/elpepusoc/20100117elpepusoc_1/Tes

domenica 20 dicembre 2009

Complottismo senza ragione


Lo spazio abusivamente dato al video “shock” che dimostrerebbe come Berlusconi abbia orchestrato il lancio di una statuetta di cinque chili per mano di uno psicolabile, riassume perfettamente il livello a cui siamo arrivati. Il vero problema dei nostri giorni è la perdita della ragione, come capacità critica dell’uomo di fronte agli eventi: questo è il dramma a cui assistiamo. Avvenimenti, fatti, discussioni che appena 50 anni fa sarebbero state ritenute irrazionali oggi acquistano dignità da dibattito popolare. Segno del cretinismo dei nostri tempi. Quel video disponibile in YouTube e riportato dai giornali nazionali ed oggetto di commenti politici è nient’altro che un complottismo da spazzatura per opera di una persona che da anni ormai legge e si abbevera di antiberlusconismo, libertà di opinione e finti paladini della giustizia. Il video non dimostra niente, insinua senza documentare, allude senza provare niente in assoluto. E’ il tipico ragionamento da bar che ascende a discussione nazionale. Prima questo era perlomeno proibito dal buon senso. Un sano senso di vergogna faceva provare incomodità a persone razionali. Oggi per mano di un povero lettore di siti di fantascienza politica, senza né gli strumenti razionali né la preparazione necessaria per decifrare la complessa realtà, la massa viola anti-B trova la sua spiegazione irrazionale a ciò che è successo. E non importa più se siamo in un clima politico in cui di Pietro e Rosy Bindi dicano dopo l’accaduto che lui è un istigatore e l’altra che non faccia troppo la vittima; un clima che aspetta con ansia il ritorno di qualche gruppo ben armato e manovrabile per tornare ad eseguire gli ordini maggiori o magari sogna ancora quella corda di Piazza Loreto.

Il fatto più grave è che questa strategia avvantaggia coloro che hanno tutto da perdere confrontandosi con una vera coscienza critica e razionale, che revisiona la storia, che va a fondo agli eventi, documentando ciò che accade nei centri di potere. Proprio per la povertà del video, per la sua vacuità e insensatezza, anche le sane discussioni e dibattiti storici vengono catalogati come “complottismo”. La scadenza del video va a discapito di coloro che dedicano sforzi, studi, onestà intellettuale a scoprire la storia, la realtà, la politica attuale. Tutto il mondo della critica e della revisione storica, fatta di persone che hanno perso la vita in un archivio o in una biblioteca viene messa allo stesso piano di quel povero deficiente che vedendo il suo nemico grondare di sangue ha pensato bene di gridare: “Ci deve essere qualcosa sotto”. A quel punto il gioco è facile: “Sono gli stessi che negano l’11 Settembre”, e le tante persone che hanno scritto libri, fatto esperimenti in laboratorio, fisici, chimici, analisti, studiosi perdono ogni credibilità venendo accostati ad un cretino. O ricordo quando lo storico Ariel Toaff pubblicò “Pasque di Sangue”, uno dei primi commenti fu “E’ allo stesso livello dei negazionisti dell’Olocausto e dell’11 Settembre”. Pietra tombale per uno studio di valore che non doveva essere dibattuto. Purtroppo lui, in effetti, aveva studiato e spulciato archivi e testi dell’epoca compiendo un’opera con grande dignità scientifica. Ma questo nella perdita di ragione collettiva entra in secondo piano.

La tattica è quella di muovere l’attenzione dal dibattito storico pertinente al livello da bar, in cui ognuno può dar sfogo al suo diritto d’opinione e sentirsi rappresentato secondo i poveri strumenti che ha a disposizione. “E’allo stesso piano di…” , e il tutto viene screditato. Tattica vecchia ma sempre efficace. Se avessimo un poco di ragione in più ce ne accorgeremmo immediatamente. Anche l’antiberlusconismo attuale, rivestito dall’alone di purezza senza macchia di chi lo sbandiera, cosi spiccio, ripetitivo e ottuso è realmente il frutto di questa perdita della razionalità.

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1)http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_84d27532-ec75-11de-a048-00144f02aabc&vxBitrate=300 e http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_19/guerzoni-internet-tesi-complotto_b1d6866a-ec73-11de-a048-00144f02aabc.shtml

sabato 12 dicembre 2009

Dietro al riscaldamento globale


Da Copenaghen e da tutto il mondo risuona all’unisono la preoccupazione per il cambio climatico in corso. Nel caso non vengano prese misure drastiche, ci dicono, tra 100 anni potrebbe non esistere la razza umana. Improvvisamente il mondo ha bisogno di un grande accordo tra i 192 paesi partecipanti al Copenaghen Climate Summit per salvare il pianeta, gli orsi polari, e le foche monache: a questo scopo bisogna ridurre drasticamente l'emissione di Co2 nell’atmosfera e scongiurare cosi la catastrofe. Nessuna parola sulla mancanza di prove scientifiche della relazione diretta tra l’aumento del Co2 e l’aumento delle temperature, nessuna parola su diverse teorie scientifiche che dimostrano come siano gli oceani e i vulcani a creare il ciclo secolare del clima, ben più influenti di tutte le attività produttive dell’uomo. Neanche si è sentito parlare del manifesto firmato da più di 31000 scienziati che smascherano i dogmi del global warming (1): “Non c’è nessuna evidenza scientifica che la produzione umana di diossido di carbonio, metano o altri gas naturali stia causando o causerà in un futuro prevedibile, catastrofi tali da danneggiare l’atmosfera terrestre o produrre un cambio climatico nella Terra”, dicono gli scienziati.

Obama, l’uomo nuovo dei poteri vecchi, ha fatto orecchie da mercante e sembra propenso ad un nuovo accordo post Kyoto che includa gli Stati Uniti. Il WWF ha espresso felicità e stima per il compromesso del Presidente Usa sulla questione climatica (2): il tutto sembra scorrere verso il lieto fine desiderato dal mondo intero, anche dai poveri no global che manifestano a Copenaghen. Si farà l’accordo, il mondo sarà salvo e il dogma ecologista controllerà finalmente le nostre vite. Niente più lacca per le nonne vanitose (contengono gas serra), stop alle flatulenze delle vacche (assai inquinanti) e una drastica riduzione dei consumi per terminare l’opera. C’è però qualcosa di molto più profondo ed oscuro quando vengono prese decisioni cosi importanti per il “nostro bene”.

Il protocollo di Kyoto e il futuro accordo di Copenaghen creano un mercato di titoli di anidride carbonica scambiabili sui mercati finanziari, tali che i produttori più inquinanti dovranno iniziare a comprare suddetti titoli ai paesi più “verdi” per poter continuare a produrre come in precedenza. La creazione del mercato del carbonio (carbon market) è auspicata da tutti i più grandi centri finanziari in quanto è la possibilità di ottenere un mercato nuovo sul quale tuffarsi dopo aver spolpato quello dei cereali, del petrolio, e delle case. Goldman Sasch e J.P.Morgan stanno già muovendosi da tempo, comprando i cosiddetti carbon offset (3), creando il timore di una nuova speculazione in alcuni senatori democratici degli Usa. Secondo le stime entusiaste del “The Guardian” il mercato dei titoli finanziari di anidride carbonica sarebbero in prospettiva il doppio di quelli del petrolio in termini di volume di scambi (4). Solo una voce inaspettata, quella di Sarah Palin, ex candidata alla vicepresidenza Usa, ha detto chiaramente ad Obama di non firmare nessun accordo in mancanza di evidenze scientifiche che avrebbe “effetti negativi sulla nostra economia” (5). Proviamo ad immaginare in un contesto di crisi come questo, cosa significherebbe per le aziende e le imprese in difficoltà doversi adeguare ai rigidi standard ecologici o dover pagare una tassa altissima per le loro emissioni di Co2. Potrebbe essere il colpo definitivo. Questo però non preoccupa i paesi riuniti a Copenaghen: bisogna fare questo “accordo storico” per salvare il pianeta. Di passaggio però si creerà un nuovo mercato finanziario, si faranno programmi per ridurre la produzione, si istituirà un importante ente di controllo “ecologico” si condirà il tutto con una sana e drastica riduzione della popolazione mondiale.

Infatti, il dogma ecologista ritiene che l’aumento della temperatura sia colpa della produttività dell’uomo. Questa visione antropogenica rifiuta di vedere le falle della teoria del riscaldamento globale e persegue i suoi scopi con una volontà indomita. Qualcuno di ben più grande e potente agisce alle sue spalle, e la si può riconoscere dall’unità dei fini. Mi spiego: il movimento ecologista auspica una riduzione della produzione in quanto troppe persone stanno consumando e producendo ad un ritmo che la terra non può sostenere. L’uomo essendo un corpo estraneo alla terra non fa altro che maltrattarla e sfruttarla realizzando cosi quello che chiamiamo global warming causando lo scioglimento dei ghiacci, una miriade di specie in estinzione, la deforestazione e l’inquinamento. Due sono perciò i problemi da risolvere: il numero delle persone abitanti sulla terra che sono aumentate esponenzialmente nell’ultimo secolo e una decrescita economica. La seconda è propedeutica alla prima: significa che in un contesto di crisi economica non si fanno molti figli, è storicamente provato. Ma chi sono questi signori? Un solo nome: Thomas Malthus.

Ogni bambino nato in soprannumero rispetto all'occorrente per mantenere la popolazione al livello necessario deve inevitabilmente perire, a meno che per lui non sia fatto posto dalla morte degli adulti (...) pertanto (...) dovremmo facilitare, invece di sforzarci stupidamente e vanamente di impedire, il modo in cui la natura produce questa mortalità; e se temiamo le visite troppo frequenti degli orrori della fame, dobbiamo incoraggiare assiduamente le altre forme di distruzione che noi costringiamo la natura ad usare. Invece di raccomandare ai poveri l’igiene, dobbiamo incoraggiare il contrario. Nelle città occorre fare le strade più strette, affollare più persone nelle case, agevolando il ritorno della peste. In campagna occorre costruire i villaggi dove l’acqua ristagna, facilitando gli insediamenti in tutte le zone palustri e malsane. Ma soprattutto occorre deplorare i rimedi specifici alla diffusione delle malattie e scoraggiare quelle persone benevoli, ma tratte decisamente in inganno, che ritengono di rendere un servizio all’umanità ostacolando il decorso dell’estirpazione completa dei disordini particolari” (6).

Il demografo e filosofo inglese tanto amato dalle organizzazioni filantropiche che lavorano nel terzo mondo, come la Soros Foundation o la Rockefeller Foundation, è autore di queste parole scritte nel 1798. Dietro all’orso dei ghiacci polari che si vanno sciogliendo, c’è un gruppo di rapaci assassini che usa il pretesto del riscaldamento globale per ottenere i loro interessi criminali.

Un secolo e mezzo dopo Malthus è stato scritto il manifesto programmatico, direttamente all'amministrazione Nixon, e pubblicato da Gerald Ford nell’aprile del 1974. Si tratta del “National Security Study Memorandum 200” (7), confermato nel 1980 dal Global 2000-Report to the President (8) del Dipartimento di Stato USA, che esordiva cosi:

“Se continuerà il trend attuale, allo sviluppo demografico ed economico, il mondo del 2000 sarà più popolato, più inquinato e meno stabile ecologicamente e più vulnerabile alla distruzione rispetto al mondo in cui viviamo oggi”.

Il Memorandum 200 continuava nel disegno del suo piano, che sarà poi la politica attuata nei decenni scorsi nei paesi del Terzo Mondo:

"Una crescita moderata della popolazione offre vantaggi in quanto i beni risparmiati possono o essere investiti, oppure permettere un più alto standard di vita individuale. Se diminuiscono i beni da accantonare per mantenere meno bambini, e i soldi previsti per costruire scuole, case ed ospedali vengono investiti in attività produttive, gli effetti sulla crescita del prodotto nazionale lordo e sul benessere individuale potrebbero essere notevoli. (...) Il rapporto fra benessere e bassa natività è reciproco, e può prendere l'aspetto di un circolo sia vizioso che virtuoso. Questo porta a domandarsi quanto più efficaci possano essere degli investimenti diretti a controllare il livello della popolazione, piuttosto che non a incrementare la produzione con nuove irrigazioni, maggiore energia o numero di fabbriche." (9)

In pratica è più conveniente non fare bambini che costruire infrastrutture. Si auspica chiaramente la contraccezione, la sterilizzazione e all’interruzione di gravidanza come metodi di prevenzione alla catastrofe incombente. E’ inutile sottolineare che l’introduzione del diritto all’aborto nelle costituzioni dei paesi fa parte di questo piano insieme alla promozione dei contraccettivi, alla distruzione sistematica della famiglia e all’elogio della libertà sessuale. Lo stesso paladino del movimento ambientalista, Al Gore non nasconde i suoi veri obiettivi. Nel documentario “An inconvenient truth” riporta i tre motivi della “collisione tra l’uomo e la terra”. Il primo di tutti è l’aumento della popolazione.

Le teorie maltusiane e massoniche convergono con gli obiettivi dichiarati degli ecologisti anti global-warming.

Preferisco pensare agli uomini piuttosto che alle foche monache.

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1) L’appello è disponibile qui con i nomi e i cognomi degli scienziati firmatari: http://www.petitionproject.org/

2) Il presidente onorario del WWF è il Duca Filippo di Edimburgo, massone di alto rango che tra l’altro ha affermato orgoglioso: “Nel caso io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale, così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione”, in seguito, durante una conferenza, dopo aver auspicato un ritorno ai culti pagani di un tempo, ha accusato la tradizione cristiana di aver “allontanato la gente dall’adorazione pagana dei fenomeni naturali”: http://www.chiesaviva.com/eletta%20appedice.htm

3) http://en.wikipedia.org/wiki/Carbon_offset

4) http://www.guardian.co.uk/environment/2009/nov/29/carbon-trading-market-copenhagen-summit

5) http://greeninc.blogs.nytimes.com/2008/11/12/goldman-sachs-buys-into-carbon-offsets/ e http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601130&sid=a9qWGysLQ.Cg

6) Da “Saggio sui Principi di Popolazione”, Torino, Utet, 1947

7) Testo completo: http://www.population-security.org/28-APP2.html

8) http://en.wikipedia.org/wiki/The_Global_2000_Report_to_the_President

9) http://www.riscaldamentoglobale.org/riduzione_popolazione_mondiale/punti_chiave_memorandum_200.html