
mercoledì 12 maggio 2010
Il salvataggio della nave che affonda

lunedì 8 marzo 2010
L'isola della speranza

lunedì 22 febbraio 2010
La tragedia greca di Goldman
The new Goldman Sachs building downtown reflecting off buildingsEsistono due tipi di nazioni: quelle che controllano le loro finanze e quelle che “sono finanziate”. (Ezra Pound)
C’è bisogno di una sana ammissione da parte delle persone di buona volontà, di quei lavoratori che formano l’ossatura di una nazione con il loro sudore e con il loro risparmio, ed ammettere che siamo stati irrimediabilmente fregati. Ammettiamolo, perché è l’unico passo per una nuova economia, una nuova società, un nuovo corso degli eventi. La dimensione della truffa alla quale tutti noi siamo stati spettatori partecipi ed entusiasti, marionette da applausi comandati, si sta svelando poco a poco, cadendo sotto il peso della grande bugia che regge la nostra società: il debito inservibile.
Se ne è reso conto anche il New York Times (1), è quindi ora che ci sia una presa di coscienza collettiva. Sempre che il livello di anestesia generale non sia già arrivato allo stato comatoso vegetativo: allora saremmo già sconfitti e non avrebbero senso queste parole. La potente lobby finanziaria, capitanata da Goldman Sachs, ha aiutato Grecia, Italia e probabilmente anche la Francia, a truccare i propri bilanci per poter entrare nell’Unione Europea, attraverso un divertente giochino finanziario, chiamato Swap (2), che risultava invisibile nel bilancio presentato all’Unione Europea. Semplice vero? Immaginate se questo avvenisse con il vostro mutuo o la vostra rata dell’auto. Un giorno andate in banca e chiedete di rendere invisibile le vostre rate del mutuo.
Nella realtà sarebbe impossibile ma non nel fantastico mondo della finanza: l’importante è sapere a quali santi affidarsi e quale di essi è capace di fare i miracoli (rendere invisibili i debiti) ed il gioco è fatto. In questo modo i paesi caratterizzati da un alto deficit nell’Unione europea sono stati ammessi alla zona Euro e sono rientrati miracolosamente nei rigorosi standard di Maastricht (3% debito-Pil). Questo gioco non solo conveniva ai paesi con alto deficit, ma anche alla Germania, che oggi si lamenta e non vorrebbe salvare la Grecia, che ha cosi potuto imporre la sua moneta (l’euro è il marco europeo) favorendo le sue esportazioni in Europa.
In questo modo tutti hanno usufruito dei bassi tassi di interessi offerti dalla zona euro, che sono stati usati per indebitarsi fino all’insostenibile. La cosa più vergognosa di questa storia è la commistione fra interessi finanziari e politici che ha portato alla rovina dell’economia mondiale. I dirigenti della grandi banche, (JP Morgan, Goldman, Citigroup) hanno sempre una poltrona calda che li aspetta una volta che finiscono il loro mandato nelle enormi banche finanziarie. Non ci credete? I segretari del tesoro degli Usa degli ultimi anni provengono da Goldman Sachs: Rubin ha servito l’azienda per 26 anni, passando anche come dirigente di Citigroup per poi approdare al Tesoro USA nel 1995 e Paulson, il penultimo segretario del Tesoro era un uomo Goldman dal 1974. Il nostro intoccabile Mario Draghi, alla guida del Tesoro nel 1996, divenne Vice Direttore di Goldman nel 2002 (3) ed insieme a Prodi (altro consulente Goldman e poi scelto, guarda caso, alla guida della Commissione Europea) hanno fatto sparire i debiti grazie all’appoggio di Goldman proprio nel 1996. Poi a Draghi venne offerta la poltrona della Banca d’Italia nel 2006, dopo lo scandalo di Antonio Fazio. Altra casualità. Assistiamo impotenti allo spettacolo delle porte girevoli che collegano finanza e politica, che per anni sono state fatte girare sotto i nostri occhi, consumando il grande inganno pubblico con la speranza di ricchezza per tutti, benessere e profitto semplice per l’umanità. L’economia ha perso completamente il contatto con la realtà, e la finanza ha spolpato poco a poco i settori dell’agire umano: risparmi, immobili, pensioni, potere d’acquisto, tutto è stato cannibalizzato da questi signori delle porte girevoli. Ci aspettano tempi duri: Soros consiglia ancora più controllo ed assistenza istituzionale per salvare il mercato (4). Tradotto significa più potere alle burocrazie non elette e ai centri di potere invisibili. Il miliardario ungherese mette in dubbio anche il futuro dell’euro: memore delle sue battaglie contro la lira e la sterlina che riuscì a crollare in due giorni, starà già pensando a quello che succederà. In un caso o nell’altro può dormire sonni tranquilli: tanto se la Grecia riceverà gli aiuti sperati tanto se fallirà lui guadagnerà grazie ai CDS (Credit Default Swap) che lo coprono in caso di ripudio del debito ellenico. Però questo si, l’importante è che ci sia un governo mondiale, un organismo che vigili, più “controllo ed assistenza istituzionale”. Le care vecchie raccomandazioni del nonno buono.
Pochi giorni fa è uscito anche l’ultimo numero del Leap 2020 (5), gli analisti francesi che fino a questo momento non hanno sbagliato un colpo nell’anticipare le tappe della crisi. Ritengono che il caso greco, altro non sia che “l’albero che cerca di nascondere il bosco”, ovvero che il caso del debito greco offre l’opportunità per distogliere l’attenzione dagli altri due debiti sovrani (USA e Inghilterra) che sono ben più ingenti e voluminosi. Inoltre in questo modo si riesce a debilitare l’Eurozona in un momento in cui attrarre i capitali sul mercato è sempre più difficile e pieno di competizione. Si profila una guerra economica, senza esclusione di colpi bassi tra gli Stati per poter ottenere l’ossigeno, ovvero i capitali, che permettono mantenere la testa nascosta sotto le montagne di debiti che sovrastano gli Stati Nazionali. Un piccolo aumento, seppur impercettibile, del tasso di interesse può provocare una reazione a catena di insolvenze statali, obbligando i grandi debitori ad uscire allo scoperto. Oggi la Grecia, domani il Portogallo, poi Spagna, Italia, Francia e cosi via. Assistiamo impotenti al crollo del grande inganno, perpetrato da banchieri e governi in combutta.
2)http://blogs.reuters.com/felix-salmon/2010/02/09/how-greece-hid-its-borrowing-in-the-swaps-market/ ) Il debito è stato fatto sparire attraverso la trasformazione di quest’ultimo da yen e dollari in euro, con l’aiutino di un tasso di cambio fittizio ideato da Goldman, che permetteva alla Grecia di ottenere molto più credito che con il tasso reale, rendendo il tutto invisibile nel bilancio.
3)http://www2.goldmansachs.com/our-firm/press/press-releases/archived/2002/2002-01-28.html
4)http://www.cotizalia.com/noticias/soros-piensa-rescate-grecia-asegura-futuro-20100222.html
mercoledì 27 gennaio 2010
Lo spettro del default

Cerco di capire la situazione economica spagnola al momento attuale e mi ritrovo con tre notizie che fanno rabbrividire.
La prima: Goldman Sasch raccomanda proteggersi dal rischio di insolvenza della nazione spagnola comprando i CDS, ovvero le assicurazioni sul rischio di default di paesi sovrani (1). Un mercato gigantesco che è cresciuto a dismisura negli ultimi due anni, che non fa altro che speculare sul fallimento, o bancarotta che dir si voglia, degli Stati. Goldman scommette sullo sciacallaggio dei titoli statali a 5 anni. E’ il tempo di vita che l’enorme banca offre alla Spagna. Naturalmente il prezzo di queste assicurazioni è schizzato fino al 1,26%. Per coprirsi dal rischio un milione di euro di debito spagnolo bisognerà investirne altri 12.600 l’anno per proteggersi dal default. La febbre del default eccita gli sciacalli che fanno a gara a chi offre di più per vedere fallire un paese.
La seconda: la Spagna entra nella top ten del rischio di default del debito (2). Oggi è decima, l’anno scorso era al trentaquattresimo posto. Naturalmente adesso pochi investitori sono disponibili ad acquisire titoli pubblici di debito spagnolo ed esigono un rendimento più alto. La domanda è: fino a che punto la Spagna può offrire tassi di interesse competitivi per rendere appetibili i suoi titoli, proprio quando la propria economia è alle strette? Con quali mezzi convincerà gli investitori a finanziare il suo debito? I dati della produttività spagnola sono allarmanti: in un anno (2009) la produzione industriale (IPI) è crollata del 17,3% rispetto alll’anno passato (3), con picchi del -30% nel settore della produzione dei mobili, automobili, prodotti elettronici ed informatici. Zapatero, a suo rischio e pericolo, ha scelto la via dura: saranno tagliati 50.000 milioni di Euro di spese dalle spese statali. E’ il piano ultimo e insensato voluto dall’Unione Europea per risanare il deficit spagnolo. Assicura che non saranno toccate pensioni, sussidi ai lavoratori (paro), assistenza sociale ed educazione. Non viene specificato dove avverrà il ritaglio dei fondi (4), anche se è improbabile credere che non verrano toccati i punti dove l’intervento statale è più massiccio ed assistenzialista, quali la sanità e il “paro”, dove si stima ci siano circa un milione e mezzo di persone che stanno erodendo i propri contributi della pensione nel sussidio mensuale (5).
La terza: è allo stesso tempo la più brutta e forse la migliore notizia. Roubini, il noto economista dell’Università di New York prevede la rottura monetaria dell’Unione Europea a causa della minaccia incombente dell’economia spagnola. Dice che questo “non sarà probabilmente quest’anno e forse neanche nel prossimo”ma che il “rischio è crescente” (6). Giustamente afferma che una parte dell’eurozona sta diventando sempre meno competitiva rispetto al centro franco-tedesco. Il Club Med (Italia, Spagna e Grecia) insieme all’Irlanda e ai paesi dell’Est si contrappongono alla vecchia Europa (Francia e Germania), viaggiando a velocità diverse e con economie niente affatto omogenee. Fino a quando reggeranno il gioco la Germania e la Francia rendendo meno competitivo il proprio debito statale per non tagliare fuori gli altri paesi che devono offrire tassi di interesse sempre più alti per attrarre investitori? Naturalmente l’ipotesi di rottura economica è fuori considerazione da Trichet e gli altri funzionari dell’Unione Europea. E’ lecito però domandarsi per quanto tempo ancora gli altri paesi reggeranno il gioco e fino a che punto la periferia europea reggerà la pressione economica nei propri paesi, nel momento in cui l’euro forte soffoca l’esportazioni e danneggia la produzione interna. La tanto agognata misura di svalutare la moneta è un’opzione non contemplabile dall’Unione Europea: essa darebbe ossigeno ai paesi e alle economie che oggi si trovano in crisi profonda.
Ma come diceva giustamente Ezra Pound, la funzione che lo Stato dovrebbe sorvegliare con più cura è quella della sovranità nazionale, che è insita nel diritto di emettere denaro e di amministrare l’economia monetaria. E che compito dello Stato è governare per il benessere dei cittadini e che in quella direzione dovrebbe andare la “volontà” statale.
Il problema è che la nostra sovranità nazionale l’abbiamo abdicata da un pezzo.
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1) http://www.expansion.com/2010/01/18/inversion/1263854043.html
2) http://www.expansion.com/2010/01/27/economia-politica/1264597411.html
3) http://www.ine.es/daco/daco42/daco422/ipi1109.pdf
5) http://tasadeparo.com/la-tasa-de-paro-alcanza-el-1793-en-el-tercer-trimestre.html
6) http://www.cotizalia.com/noticias/roubini-golpea-espana-amenaza-inminente-eurozona-20100127.html