martedì 15 settembre 2009

Spagna, oggi


Mentre si avvicina a grandi passi la crisi più dura dai tempi della guerra civile, la Spagna sembra interessata ad occuparsi di ben altre cose. La crisi spagnola non è solo economica. Naturalmente gli ultimi mesi hanno messo a dura prova il sistema spagnolo e ancora il punto di inflessione più basso è lungi dall’essere arrivato. Il vero problema è che la Spagna ha smesso di essere la Spagna, si è allontanata dal suo destino di nazione, e come tale ha cominciato un lento declino inesorabile. In questo senso una nazione che lascia il suo destino è una nazione che è destinata prima o poi a soccombere o peggio ancora di implodere dalle sue viscere. Quello che succede alla Spagna è che essa ha perso la sua missione educatrice: per secoli è stata il primo avamposto occidentale in America e fornace di pensatori e filosofi. Lasciando da parte la cosiddetta leyenda negra, la missione spagnola in America fu una missione di educazione. Che poi singoli personaggi e capitani di ventura abbiano saccheggiato e lasciato scie di sangue dietro di se è un discorso a parte. L’idea di fondo dei Re Spagnoli si incarnò nelle missioni gesuitiche con gli indios. In quelle missioni c’è tutto il destino della nazione Spagna.

Gli ultimi anni di crescita esponenziale da parte della Spagna ha illuso i partitari del modernismo. L’apertura ai mercati, al credito e al liberismo terminale, ha fatto crescere la Spagna come nessun altro paese dello spazion economico europeo, segnando quasi un 4 % di crescita annuo tra il 1998 e il 2007, contro la media del 2% della UE. Soprattutto il mercato immobiliario era il traino dell’economia crescente. Mentre l’economia andava a gonfie vele, il governo Zapatero legalizzava i matrimoni tra persone dello stesso sesso, l’aborto libero e divorzi express, relegando sempre di più la Chiesa come una organizzazione non governativa tra le altre. Era il trionfo del modernismo, milioni di immigrati entravano in Spagna per guadagnare ciò che nel proprio paese sarebbe stato impossibile in una vita intera, la società era felice della sua liberalità ed avanguardia modernista. Naturalmente non mancava la preoccupazione dei più indifesi, con l’estensione dei diritti umani verso gli scimpanzé e le scimmie, attraverso il progetto “Gran Simios”. Il deputato socialista Francisco Garrido difese la legittimità della legge dicendo: È tipico delle persone di buona famiglia essere orgogliosi delle proprie origini”. (1)

Coloro che si mostravano preoccupati per la crescita anomala e il cambio dei costumi, erano bollati come “profeti di sventura”. Investimenti, crediti, lavoro, rate, mutui al 110% e anche al 120% del credito della casa apparivano sulle vetrate di tutte le maggiori entità finanziarie del paese. Accanto a questo una buona legge della memoria rigettava il franchismo come male assoluto, segnando la pietra tombale sulla coscienza di un passato condiviso, riaprendo una ferita mai veramente cicatrizzata a colpi di macete. Zapatero dopo essersi sbracciato con la BCE affinchè essa tagliasse i tassi di interesse, definendo criminale la politica monetaria della Banca Centrale si ritrova con i tassi al 1% e le banche che ancora offrono tassi al 6% e che neanche tra loro si fidano a prestare denaro. I dati sulle perdite reali del sistema bancario spagnolo sono ancora tutte da decifrare, mentre aumentano i ritardi e le sospensioni nei pagamenti mensuali dei mutui, a causa della cassa integrazione e della crescente disoccupazione (2). Il “paro”, dopo un breve flessione si sta avvicinando al 20% e il numero di disoccupati a 4 milioni e mezzo: in un anno fino ad oggi sono stati distrutti 620.000 posti di lavoro (3). Scenari da recessione decennale si avvicinano sul panorama spagnolo, incapace di uscire dal meccanismo imposto della banca centrale di introdurre maggiore liquidità sul mercato, regalando in questo modo denaro alle banche che lo mettono da parte per tappare i buchi dei loro derivati tossici.

In uno scenario cosi, un paese dovrebbe ritrovare la propria indipendenza e sovranità economica, richiamare la popolazione al sacrificio, nazionalizzare le banche con un colpo di mano, vietare il credito frazionale, ricorrere a prestiti statali agli imprenditori e commercianti in difficoltà. Dovrebbe insomma ridurre il particolarismo e le spinte regionali per uscire insieme dalla crisi. Richiamare ai valori del sacrificio, della solidarietà, del mutuo soccorso.

Proprio per questo si è deciso andare avanti con un progetto di legge dal nome indicativo di “Legge de la libertad religiosa” (4). Si prospetta l’eliminazione di ogni simbolo religioso, ovvero il Crocifisso da ogni luogo pubblico per non urtare la sensibilità di chi non crede..

E’ il politicamente corretto al potere: con queste basi, la caduta sarà assai dolorosa.

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1)http://www.proyectogransimio.org

2)http://www.elmundo.es/elmundo/2009/09/09/suvivienda/1252507347.html

3)http://www.cotizalia.com/cache/2009/09/11/noticias_55_destruiran_doble_empleos.html

4)http://www.diariocritico.com/2009/Agosto/andalucia/169705/velo-cruz-junta.html


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